— Perchè la fontana tace? — domandai, volendo cogliere tutte le occasioni per sostenere la causa della vita in quel claustro pieno di cose obliate o estinte. — Dianzi, su per la scalea, ho sentito correre l'acqua.
— Rivolgetevi ad Antonello — disse Violante. — Egli ha imposto il silenzio.
Il povero infermo si colorò lievemente nel volto e s'intorbidò negli occhi come chi sia per cedere a un impeto d'ira. Quasi pareva che la denunzia innocua di Violante gli facesse onta e dolore o che riaprisse una disputa già composta. Si contenne; ma il dispetto gli alterò la voce.
— Imagina, Claudio, che le mie stanze sono proprio là — disse, indicando un lato della loggia — e che di là si sente la fontana scrosciare come una cascata. Imagina! Un rumore che toglie il senno: incredibile. Già, non senti che rimbombo ha la voce qui? Di giorno!
In tutto il suo corpo lungo e scarno vibrava l'avversione contro lo strepito, l'orrore nervoso, l'aborrimento invincibile di cui egli mi aveva già dato i segni il giorno innanzi nell'udire i colpi delle carabine e le grida umane.
— Ma vorrei che tu sentissi, di notte — seguitò eccitandosi. — Vorrei che tu sentissi! L'acqua non è più l'acqua; diventa un'anima perduta che urla, che ride, che singhiozza, che balbetta, che sbeffa, che si lagna, che chiama, che comanda. Incredibile! Qualche volta, nell'insonnio, ascoltando, ho dimenticato che fosse l'acqua; e non ho potuto più ricordarmene.... Intendi?
Egli s'arrestò d'un tratto, con uno sforzo palese per dominarsi; e guardò Anatolia, smarritamente. La pena che contraeva il volto di lei scomparve sotto quello sguardo, s'internò, si nascose. Ed ella, come per dissipare il malessere che ci teneva tutti, disse con un'aria quasi gaia:
— Veramente, Antonello non esagera. Volete che evochiamo l'anima perduta? È facile.
Eravamo tutti là, presso la fontana arida. La sosta imprevista e le parole e l'aspetto del tormentato e la solennità del luogo chiuso e la freddezza argentina della luce che vi pioveva dall'alto e l'imminenza della metamorfosi parevano conferire a quella vecchia cosa inerte quasi il mistero d'un'opera di magia. La mole marmorea — componimento pomposo di cavalli nettunii, di tritoni, di delfini e di conche in triplice ordine — sorgeva innanzi a noi coperta di croste grigiastre e di licheni disseccati, biancheggiante qua e là come il tronco del gáttice; e le sue molte bocche umane e bestiali parevano quasi aver conservato nel silenzio l'attitudine della liquida voce ultimamente prodotta.
— Scostatevi — soggiunse Anatolia chinandosi verso un disco di bronzo che chiudeva un'apertura circolare nel lastrico presso il margine del bacino inferiore. — Do l'acqua.