Ella era come la statua collocata in vista del sole oriente: la sua perfezione non temeva la luce. Io vidi nella sua forma corporea l'impronta del tipo eterno e riconobbi nel medesimo attimo la fralezza della sua carne non immune dal fato umano. Ella era come il frutto delizioso che tocca il punto della sua maturità, oltre il quale è il corrompimento. La pelle del suo volto aveva l'ineffabile trasparenza della corolla che domani sarà appassita.

“Chi ti sottrarrà al sacrilegio del tempo dissolvitore? Chi ti arresterà con un dardo mortifero su la cima della tua perfezione quando tu accennerai a declinare miseramente?„ Le oscure parole del fratello mi risorsero nella memoria: — Violante si uccide coi profumi.... — E in silenzio io la lodai, per il bisogno religioso di celebrarla in ogni suo atto. “O creatura sovrana, sentendoti perfetta tu senti la necessità della morte. Tu senti che la morte sola può preservarti da ogni ingiuria vile; e, poiché tutto in te è nobile, tu mediti di offerire alla custode solenne un corpo regalmente impregnato di profumi.„


Qual mai sapore poteva avere per noi, dopo quei sorsi di vino mirrato, la mensa a cui sedemmo?

Cose vaghe e trascolorite intorno a me assorto componevano non so che armonia sommessa ove doveva a poco a poco sedarsi la passione comunicata alla mia anima dalla rupe ignea.

Le pareti erano coperte di specchi compartiti in giro simmetricamente da colonnette d'oro e nei campi delle compartiture erano dipinti festoni e corimbi di rose in ordine alterno; e gli specchi erano appannati e inverditi come le acque degli stagni soli, e le colonnette erano fini e attorte come le trecce delle fanciulle bionde, e le rose erano languide e pie come le ghirlande che cingono le màrtiri di cera nei tabernacoli. Ma, forse per un omaggio all'ospite donatore, i lunghi rami di mandorlo ingegnosamente fermati ai viticci dei candelabri spandevano l'ancor viva e fresca fioritura di contro agli antichi specchi e riflettendosi e moltiplicandosi nella glauca pallidità creavano la parvenza d'una lontana primavera acquàtile.

Tutte quelle cose avevano una tacita gentilezza che scendeva a mescolarsi con la grazia umile di Massimilla; cosicchè sembravami che la vergine già promessa a Gesù partecipasse della loro specie e del loro velamento, e ch'ella già mostrasse il sembiante d'una creatura “partita di questo secolo„ come Beatrice nel sogno della Vita nuova, e che nel suo aspetto d'umiltà dicesse anch'ella: “Io sono a vedere lo principio della pace.„

Poiché ella m'era di fronte e io la guardava, questa mia imaginazione si fece tanto forte ch'io giunsi a considerar lei assente e vuoto il suo posto per qualche attimo. E subito quel vuoto si empì di un'ombra così cupa che parve quasi la bocca d'un baratro in cui dovessero precipitare l'un dopo l'altro i consanguinei. E io potei per tal modo elevarmi a una visione unica e tragica di tutti quei vivi nel rilievo straordinario che diede loro quel fondo di ombra.

Prendevano il cibo seduti intorno alla mensa consueta: facevano i comuni gesti che richiede la necessità naturale, proferivano a quando a quando parole semplici. Ma i loro atti e i loro accenti sembravano accompagnati da un mistero che a volta a volta li gravava di significanze quasi terribili o li rendeva quasi ridevoli come il gioco degli automi. Un contrasto crudelmente palese era tra i modi della funzione vitale ch'essi compievano e i segni della distruzione inevitabile che si compieva in loro. Seduto a destra di Massimilla, Antonello mostrava in tutto il suo contegno una specie d'impazienza repressa, come s'egli fosse costretto a nutrire con le sue mani non sé medesimo ma un estraneo. E, fissandolo io, ebbi in un baleno l'intuito dell'orrore che lo soffocava nel sentire dentro di sé la presenza dell'estraneo forse ancora confusa ma pur non dubbia. E i miei occhi, correndo per istinto su Oddo seduto a sinistra di Massimilla, sorpresero nell'attitudine sua qualche cosa che era come il riflesso attenuato del turbamento fraterno. E nulla mi parve più lugubre di quella rispondenza occulta tra i due fratelli nati in un medesimo parto e sacri a un medesimo fato; nulla mi parve più dolce di quella verginale figura composta tra le loro inquietudini come l'imagine della Preghiera.