— Non sarà qui — interruppe Antonello, scotendo il capo.

— Perché tu ripeti sempre questo? — io gli chiesi, quasi per un rimprovero dolce. — Che sai?

— Nessuno sa mai nulla — mormorò Oddo, con la sua voce sorda che io non distinsi dalla voce fraterna se non pel moto delle labbra. — Chi può dire quel che accadrà di noi da oggi all'autunno? Soltanto Massimilla è sicura: ha trovato il suo rifugio.

Forse una minima stilla di amarezza alterava le ultime parole.

— Massimilla va a pregare per noi — disse Anatolia gravemente.

La monacanda abbassò la testa verso le sue mani congiunte. E per un intervallo noi tacemmo, sotto un'onda di cose indistinte ma pur tuttavia imperiose.


La visione allucinante della porpora autunnale faceva impallidire ai miei occhi quel limpido pomeriggio della prima primavera, mentre discendevamo giù per le scalee, dove qualche ora innanzi le tre principesse mi erano apparse come nell'inizio d'una favola uscenti con un sorriso novello da una notte d'immemorabili affanni. Tanto già mi sembrava lontana quell'ora mattutina quanto prossimo quell'autunno a cui — secondo un presentimento oscuro — dovevano condurmi le vicissitudini d'un fulmineo fato. E, se io imaginavo intorno ai nudi tralci il fogliame purpureo, vedevo su i volti delle tre sorelle cadere un'ombra di lutto cupa.

Un'altra volta il sentimento della morte appassionò ed inalzò la mia anima per modo che tutte le apparenze vi si riflettevano con trasfigurazioni di poesia. E nello splendore dell'aria primaverile quelle creature frali mi sembrarono “maravigliosamente tristi„ come le donne nel sogno della Vita nuova, che Massimilla m'aveva richiamato alla memoria fra i mandorli succisi e gli antichi specchi. E mi sembrò d'esser tutto compreso dall'ardente spirito che in quel libello infiamma la pagina ove Dante giovine mostra com'egli sapesse agitar dal profondo la sua anima ed esaltarla al sommo dell'ebrietà dolorosa imaginando morta Beatrice e contemplandone la faccia a traverso il velo funerale. “Sospirando forte, fra me medesimo dicea: Di necessità conviene che la gentilissima Beatrice alcuna volta si muoia.... E paventando assai, immaginai alcuno amico che mi venisse a dire: Or non sai? la tua mirabile donna è partita di questo secolo.... Allora mi parea che il cuore, ov'era tanto amore, mi dicesse: Vero è che morta giace la nostra donna.... E fu sì forte la errante fantasia che mi mostrò questa donna morta....„. Non mi veniva da una simile imaginazione l'émpito delle ineffabili bellezze interiori?

Una nobiltà sovrana emanava da ogni atto delle vergini moriture e irradiava le cose per mezzo a cui elle passavano. E forse mai più le vidi in tanta luce e in tanta ombra.