Rivedevo il volto gonfio ed esangue della principessa Aldoina e la lugubre fatica dei servi e le due grige larve seguaci e tutti gli aspetti dello strano convoglio, mentre cavalcavo su la via di Rebursa novamente solo. Qualche viva parte di me era rimasta nel grande claustro, ma pur tuttavia sentivo nell'intimo la gioia d'esser novamente solo.

Rivedevo i gesti del commiato presso il cancello e la meravigliosa profondità ch'era negli occhi delle prigioniere e le lontananze quasi mitiche del giardino vanenti dietro le belle persone. E, nel tempo medesimo, tutti gli altri fantasmi dell'intensa vita da me vissuta in quelle brevi ore si ammassavano nella mia anima come una ricchezza varia e confusa, raccolta per esser disposta a ornamento della mia reggia segreta.

“Quali sontuosità!„ mi diceva il demonico apparendomi non senza letizia e orgoglio. “Quali magnificenze in un sol giorno! Tu non potresti meglio servire il tuo scopo, che è di vivificar tutto e di estrarre da ogni più arida cosa la vita. Non riconosci ora la saggezza del mio ammonimento mattutino? Non benedici al rigore della tua lunga constrizione, onde hai questo frutto che t'inebria? La tua poesia, come la tua volontà, è senza limiti. Tutto ciò che nasce ed esiste, intorno a te, nasce ed esiste per un soffio della tua volontà e della tua poesia. E pur nondimeno tu vivi nell'ordine delle cose più reali, perocché nulla al mondo sia più reale di una cosa poetica.„

Dichinava il giorno su la valle ondulata del Saurgo; e ai raggi obliqui le terre fulve s'arricchivano di oro, mentre le chiare nuvole stavano assise in cerchio su i culmini delle rocce come su' più alti gradi d'un anfiteatro, con attitudini feminee, aspettando che la sera le vestisse di porpora.

“Omai tu potresti fecondare il sale„ mi diceva il demonico. “Là dove il tuo spirito s'inclina, l'ubertà si dilata subitamente. Ma pur tu hai teco il favore della Fortuna: tu sei entrato nell'ignoto e nell'impreveduto non come colui che tenta ed esplora incerto, ma come colui che è atteso ed eletto alla ricolta in un campo ove s'adunano tutte le maturità più superbe, intatte ancora e pronte a riempiere il cavo delle sue mani quante volte gli piaccia di protenderle nella luce o nell'ombra. Tu sei entrato in un giardino chiuso, delizioso e spaventoso come quello delle antiche Esperidi. La felicità ti ha sorriso per tre sembianze, tra la follia e la morte, a similitudine di quell'effigiato marmo lunense che splendeva tra due nere colonne. Non v'è forse per te nel componimento di tal figura un senso nascosto?„

“O despota,„ io gli risposi “v'è certo un senso nascosto nella figura che tu mi rischiari, e io lo conoscerò. Ma, poiché la perfezione di quella trinità m'attira e poiché è necessario pel mio cómpito eleggere, io rimango perplesso e non senza timore d'esser deluso come un uomo.„

E il demonico: “Non pur da mane ma a sera tu temi vanamente! Né è questo il tuo solo fallo; ché già dianzi, al conspetto delle beatrici, dopo aver composto su la bellezza delle loro mani ignude una bella musica, tu rammaricandoti di non poterle tutte a un tempo condurre alle tue case ti sei sdegnato contro il sopruso del pregiudizio e del costume. Ora, così facendo, tu ti sei umiliato non pure a riconoscere la potenza dell'altrui legge ma a disconoscere la potenza del tuo sogno, che sola è sacra. Perché aspiri tu al possesso legittimo dei corpi, quando le imagini ideali ornano già della loro triplice grazia la casa del tuo sogno? Tu non potresti togliere le tre prigioniere dalla loro carcere senza toglierle pur dall'incanto che le trasfigura. Grandissimo numero di misteriose rispondenze ondeggia tra quelle vite profonde e i luoghi taciti ove elle soffersero e t'aspettarono. La loro grazia, la loro desolazione e il loro orgoglio traggono dalle virtù occulte d'infiniti elementi il fascino in che ti sei compiaciuto. Così le nobili piante con lunghe radici suddivise in miriadi di fibrille assorbono dall'intimo grembo della terra le energie immortali che pel sagliente impeto dello stelo espresse alla luce si sublimano nel prodigio della corolla e del profumo. Puoi tu, o poeta, raffigurarti Egle Aretusa e Ipertusa cacciate dal loro giardino? Eracle vestito-di-stelle, quando penetrò in quel paradiso occidentale per rapirvi i frutti d'oro, rinunziò a trar seco le figlie della Notte poiché pur nella sua anima atroce sentì ch'egli avrebbe menomato e forse distrutto il mistero paradisiaco di lor bellezza.„

“O despota,„ gli dissi allora “io penso a Colui che deve venire.„