— Sì, sì, andiamo, andiamo — egli soggiunse, simulando di aver inteso; e si levò di nuovo, in preda a un'agitazione manifesta, con l'aspetto di un maniaco, smorto e malfermo. — Andiamo via di qui! Anatolia, álzati....
Egli parlava sommesso, come per tema d'essere udito da qualcuno nella vicinanza, empiendoci di sgomento.
— Alzati, Claudio. Andiamocene.
Anatolia corse a lui, gli prese le mani.
— Eccola! Eccola che viene! — balbettò egli, fuori di sè, volgendo verso il viale i suoi occhi pallidi che parevano dilatati dall'allucinazione. — Eccola! Senti?
Perplesso e turbato a dentro, io da prima credetti ch'egli si sbigottisse d'un fantasma prodotto dalla sua follia. Ma anche al mio orecchio giunse un romore di passi che s'avvicinavano. E d'un tratto compresi, vedendo apparir tra i bossi la portantina.
Rimanemmo là ammutoliti, immobili, trattenendo il respiro, al passaggio dello strano convoglio. S'udiva distinto il lieve scricchiolio che facevano nell'attrito le stanghe sorrette dai due servi, in un silenzio gelido come quello che circonda le bare.
A traverso l'apertura dello sportello, sul fondo di velluto verdastro, io vidi allora il volto della principessa demente: irriconoscibile, contraffatto da un gonfiore esangue, simile a una maschera di neve, con i capelli rialzati su la fronte in guisa d'un diadema. Gli occhi larghi e neri splendevano su la bianchezza opaca della pelle, sotto l'arco imperioso delle sopracciglia, mantenuti forse nel loro splendore straordinario dalla visione continua d'un fasto inaudito. La carne del mento s'increspava su i monili ond'era cinto il collo. E quella enormità pallida e inerte mi risuscitò nell'imaginazione non so qual figura sognata di vecchia imperatrice bisantina, al tempo d'un Niceforo o d'un Basilio, pingue e ambigua come un eunuco, distesa in fondo alla sua lettiga d'oro.
“Ecco, ci scopre, si ferma, discende, viene a noi„ io mi fingeva con un'ansietà crescente, quasi aspettando la prova della realtà di ciò che sembravami una forma inverisimile sul punto di dissolversi e di rientrar nell'inesistenza come un sogno al risveglio. “Ecco, chiama qualcuno, si mette a parlare, chiede chi io sia, m'interroga....„ Imaginai il suono reale di quella voce, in quel silenzio: il dialogo tra quei figli devoti a un sacrifizio inumano e quella madre trapassata per la follia in un altro mondo ov'ella doveva attrarli inevitabilmente l'un dopo l'altro. E dal mio orrore compresi il fremito profondo di repugnanza istintiva ch'era stato per Antonello un avviso misterioso, non diverso da quello ond'è assalito l'armento nel chiuso all'appressarsi della fiera che deve divorarlo.
Ma ella passò senza accorgersi di noi, senza battere palpebra, dileguando tra gli alti bossi. Due serventi vestite di grigio come le beghine, taciturne e tristi, scolorate dal tedio e dalla stanchezza seguivano la portantina da presso; e le loro braccia abbandonate lungo i fianchi ondeggiavano ad ogni passo come i rosarii appesi alle loro cinture, come cose morte.