— Presto, dunque. Troppo presto!

Antonello si levò in piedi, all'improvviso agitato da un'inquietudine insostenibile. Tutti ci volgemmo a lui. Egli guardò Anatolia, con un vago sbigottimento ne' suoi occhi pallidi. Poi si rimise a sedere. Un malessere indefinito entrava in noi, come se Antonello ci comunicasse qualche parte della sua ambascia.

— Ieri, a quest'ora, eravamo nel campo dei mandorli — disse Oddo, con nella voce l'accento del rammarico verso un piacere fuggito.

Mi risonarono spontanee nella memoria le parole di Antonello: “Bisogna condurle sotto i fiori.„

— Bisogna che noi torniamo là tutti — ruppi io vivacemente lacerando quella strana atmosfera di timori e d'ansie che senza causa nota stava per addensarsi su le nostre anime. — Bisogna che noi godiamo di questa primavera così dolce. Fra una settimana tutta la valle sarà fiorita. Io mi propongo di percorrerla tutta: di salire al Corace, di rivedere Scultro, Secli, Linturno.... Come sarei felice se potessi ottenere la vostra compagnia! Non verreste volentieri? Spero che vorrete voi dare il buon esempio, Donna Anatolia.

— Certo — ella rispose. — Voi ci offrite quel che è nel nostro desiderio.

— E anche a voi, Donna Massimilla, sarà permesso il diporto. Come sapete. San Francesco compose il Cantico del Sole nella cella di canne che Santa Chiara gli aveva costruito dentro l'orto del monastero. I boschi, i fiumi, le montagne, le colline, secondo l'antica Regola, debbono essere i vostri fratelli e le vostre sorelle. Andare verso di loro è compiere una visitazione votiva.... E poi, a Linturno, nella città morta, la navata d'una chiesa è rimasta in piedi; e v'è una grande madonna di mosaico, sola, nel cielo dell'absida.... Me ne ricordo sempre. È indimenticabile. Te ne ricordi tu, Antonello?

Udendo pronunziare il suo nome, Antonello ebbe un sussulto.

— Che dici? — balbettò confuso.

E il suo povero volto contratto esprimeva una tal sofferenza che io restai senza parola.