Sentivo nella voce della clarissa una confidenza e un abbandono così profondi ch'ella non avrebbe saputo più palesemente significarmi: “Eccomi, io sono tua, io t'appartengo tutta quanta come nessun'altra creatura viva, come nessuna cosa inanimata potrebbe appartenerti. Io sono la tua schiava e la tua cosa.„

Veramente ella pareva possedere una qualità innaturale, pareva per sè abolire la legge che vieta agli uomini nell'amore il dono e il possesso perpetui e perfetti. Ella pareva veramente, nella gran luce del sole, trasfigurarsi per la mia imaginazione in una forma cristallina e fluida, in una liquida essenza ch'io potessi assorbire, di cui potessi impregnarmi come d'un profumo.

— Io credo — le dissi — che qualche volta leggendo questo libro voi dobbiate sentir la vostra anima evaporare come una goccia su un ferro arroventato. Non è vero? “Fuoco e abisso di carità, dissolvi oggimai la nuvola del corpo mio!„ grida la santa. E voi avete segnato in margine queste parole. V'è in voi un'aspirazione costante a vanire.

Il suo volto bianco mi sorrise nel sole, su la bianchezza del marmo, quasi sparente.

— Ecco un altro segno. “Anima ebra, ansietata e affocata d'amore.„ Eccone anche un altro. “Siate un'arbore d'amore, innestata nell'arbore della Vita.„ Quale eloquenza di passione ha questa vergine! Ella affascina tutte le taciturne, perchè parla e grida per loro. Ma ciò che rende prezioso il libro, a chiunque ami la vita, è l'abondanza del sangue che vi scorre, vi bolle e vi fiammeggia di continuo come su un altare di sacrifizio nel giorno delle grandi immolazioni. Pare che questa domenicana non abbia del mondo se non una visione vermiglia. Ella vede tutte le cose a traverso un velo di sangue ardentissimo. “La memoria s'è empiuta di sangue„ ella dice. “Troverò il sangue e le creature, e berrò l'affetto e l'amore loro nel sangue.„ Una specie di rossa demenza l'assale talvolta. “Annegatevi nel sangue„ ella grida “bagnatevi nel sangue, saziatevi di sangue, inebriatevi di sangue, vestitevi di sangue, doletevi di voi nel sangue, rallegratevi nel sangue, crescete e fortificatevi nel sangue!„ Ella conosce tutto il pregio del dolce e terribile liquore poichè lo vede non solo nel calice ma erompere dalle vene degli uomini, ella che è presa nel turbine della vita, ella che porta il suo velo in mezzo al fremito degli odii atroci e delle passioni violente onde il suo secolo è bello. Ecco qua la meravigliosa lettera a Frate Raimondo da Capua. Avete voi potuto leggerla senza tremare nelle midolle? “E teneva il capo suo in sul petto mio. Io allora sentiva uno giubilo e uno odore del sangue suo....„ Quel che qui io sento non è soltanto l'estasi eucaristica ma la voluttà reale. Mi par di veder palpitare e dilatarsi le narici delicate della giovine donna. È ben di lei questa frase che io ammiro: “Armarsi della propria sensualità.„ Ella doveva avere i sensi acuti, perchè tutta la sua scrittura è brulicante d'imagini vive, fierissima di colorito e di movimento, quasi dantesca nel vigore e nell'audacia. Ah, cara sorella, non è questa una guida che possa condurvi in pace alla porta del chiostro! Voi sentite nella tunica della Mantellata non soltanto l'odore del sangue ma tutti gli odori della vita superba per mezzo a cui ella è corsa, indòmita. Una moltitudine innumerevole, vestita di bigello e di porpora, di ferro e d'oro, l'ha avvolta come un turbine, con “il fuoco dell'ira e dell'odio„, che non è men fervido del fuoco d'amore. Frati, monache, eremiti, donne di delizia, condottieri, principi, cardinali, regine, pontefici, tutte le tempre d'un secolo duro e magnifico ella tratta con la sua volontà infaticabile. Ella è possente in contemplazione e in azione. Ella chiama “carissimo fratello„ Alberico da Balbiano, e i cavalieri della Compagnia di San Giorgio “carissimi figliuoli„. E alla regina Giovanna di Napoli osa scrivere: “Ahimè, piangere si può sopra di voi come morta!„ E a Gregorio XI: “Siatemi uomo virile, e non timoroso.„ E al re di Francia dice: “Voglio„. Per ciò, Massimilla, io la prediligo; e anche perchè ella possiede un Giardino, una Casa e una Cella del conoscimento di sè; e anche perchè è di lei questo motto: “Mangiare e gustare anime„; e infine perchè, prima del Vinci, ella ha scritto: “L'intelletto nutrica l'affetto. Chi più conosce più ama; e più amando più gusta.„ Alta parola, che è la regola d'ogni bella vita interiore.

Io seguivo, parlando, negli occhi aperti e fissi di Massimilla il ritmo lento di un'onda che pareva aver non so qual rispondenza musicale con il suono della mia voce; e così nuova e strana era per me quella sensazione che io prolungavo il mio dire per tema d'interromperla.

Appena tacqui, in fatti, ella chinò la fronte; e in silenzio lasciò sgorgare dai suoi limpidi occhi due rivi di lacrime.

Non le chiesi perchè piangesse; ma le presi le mani che erano come dolci foglie arse dal meriggio. E sotto quel cielo d'aprile estuoso, presso quel marmo abbagliante su cui l'ombra dello stilo sembrava immobile da indefinito tempo, tra quei tassi funerei e quei coronali anemoni, io ebbi alcuni attimi d'indicibile esultanza. Io vidi uno spirito, che non era il mio, giungere di repente e mantenersi per alcuni attimi in quella parte della vita, di là dalla quale — secondo il verbo di Dante — non si può ire più per intendimento di ritornare.

E mi parve che, dopo, il resto dell'amore e della vita non dovesse per quello spirito aver pregio alcuno.