—Così….

—La mamma è levata. M'ha detto che Giuliana sta a bastanza bene. Vuoi che t'apra la finestra? È una mattinata stupenda.

Spalancò la finestra. Un flutto d'aria fresca, inondò la stanza; le tende si gonfiarono come due vele; apparve nel vano l'azzurro.

—Vedi?

La luce viva scoprì forse nel mio volto i segni dello strazio perché egli soggiunse:

—Ma anche tu stanotte ti sei sentito male?

—Credo d'aver avuto qualche po' di febbre.

Federico mi guardava con i suoi limpidi occhi glauchi; e in quel momento mi parve di avere su l'anima tutto il peso delle menzogne e delle dissimulazioni future. Oh, s'egli avesse saputo! Ma, come sempre, la sua presenza fugò da me la viltà che già mi teneva. Una energia fittizia, come dopo un sorso di cordiale, mi rialzò. Pensai: "In che modo si condurrebbe egli nel mio caso?" Il mio passato, la mia educazione, l'essenza stessa della mia natura contrastavano qualunque riscontro probabile; però questo al meno era certo:—in caso di sciagura, simile o dissimile, egli si sarebbe condotto da uomo forte e caritatevole, avrebbe affrontato il dolore eroicamente, avrebbe preferito al sacrificio degli altri il sacrificio di sé.

—Fammi sentire….—disse, accostandosi.

E mi toccò la fronte con la palma della mano, mi prese il polso.