L'inferma rimase a lungo in quel sopore; la febbre comparve leggerissima. Nella notte però ella fu presa da spasimi allo stomaco e da un vomito infrenabile. Il laudano non la calmava. E io, fuori di me, allo spettacolo di quello strazio inumano, credendo ch'ella dovesse morire, non so più che dissi, non so più che feci. Agonizzai con lei.
Nel giorno seguente, lo stato dell'inferma migliorò; e poi, di giorno in giorno, andò ancora migliorando. Le forze lentissimamente tornavano.
Io fui assiduo al capezzale. Mettevo una certa ostentazione nel ricordare a lei, con i miei atti, l'infermiere d'una volta; ma il sentimento era diverso, era sempre fraterno. Spesso io avevo lo spirito preoccupato da qualche frase d'una lettera della amante lontana, mentre leggevo a lei qualche pagina d'un libro preferito. L'Assente era indimenticabile. Talora però, quando nel rispondere a una lettera mi sentivo un po' svogliato e quasi tediato, in certe strane pause che nella lontananza ha anche una passione forte, io credevo questo un indizio di disamore; e ripetevo a me stesso: "Chi sa!"
Un giorno, mia madre disse a Giuliana, in mia presenza:
—Quando ti leverai, quando ti potrai muovere, andremo tutti insieme alla Badiola. Non è vero, Tullio?
Giuliana mi guardò.
—Sì, mamma—risposi, senza esitare, senza riflettere.—Anzi, io e
Giuliana andremo a Villalilla.
Ed ella di nuovo mi guardò; e sorrise, d'un sorriso impreveduto, indescrivibile, che aveva una espressione di credulità quasi infantile, che somigliava un poco a quello d'un bambino malato a cui sia fatta una grande insperata promessa. Ed abbassò le palpebre; e continuò a sorridere, con gli occhi socchiusi che vedevano qualche cosa lontana, molto lontana. E il sorriso s'attenuava, s'attenuava, senza estinguersi.
Quanto mi piacque! Come l'adorai, in quel momento! Come sentii che nulla al mondo vale la semplice commozione della bontà!
Una bontà infinita emanava da quella creatura e mi penetrava tutto l'essere, mi colmava il cuore. Ella stava nel letto supina, rialzata da due o tre guanciali; e la sua faccia dall'abbondanza dei capelli castagni un poco rilasciati acquistava una finezza estrema, una specie d'immaterialità apparente. Aveva una camicia chiusa intorno al collo, chiusa intorno ai polsi; e le sue mani posavano sul lenzuolo, prone, così pallide che soltanto le vene azzurre le distinguevano dal lino.