Presi una di quelle mani (mia madre era già uscita dalla stanza); e dissi sotto voce:

—Torneremo dunque…. a Villalilla.

La convalescente disse:

—Sì.

E tacemmo, per prolungare la nostra commozione, per conservare la nostra illusione. Sapevamo ambedue il significato profondo che nascondevano quelle poche parole scambiate sotto voce. Un acuto istinto ci avvertiva di non insistere, di non definire, di non andare oltre. Se avessimo parlato ancora, ci saremmo trovati d'avanti alle realtà inconciliabili con l'illusione in cui le nostre anime respiravano e a poco a poco s'intorpidivano deliziosamente.

Quel torpore favoriva i sogni, favoriva gli oblii. Passammo un intero pomeriggio quasi sempre soli, leggendo a intervalli, chinandoci insieme su la stessa pagina, seguendo con gli occhi la stessa riga. Avevamo là qualche libro di poesia; e noi davamo ai versi una intensità di significato, che non avevano. Muti, ci parlavamo per la bocca di quel poeta affabile. Io segnavo con l'unghia le strofe che parevano rispondere al mio sentimento non rivelato.

Je veux, guidé par vous, beaux yeux aux flammes douces,
Par toi conduit, o main où tremblera ma main,
Marcher droit, que ce soit par des sentiers de mousses
Ou que rocs et cailloux encombrent le chemin,

Oui, je veux marcher droit et calme dans la Vie….

Ed ella, dopo aver letto, si riabbandonava per un poco su i guanciali, chiudendo gli occhi, con un sorriso quasi impercettibile.

Toi la bonté, toi le sourire,
N'es tu pas le conseil aussi,
Le bon conseil loyal et brave….