Egli era smontato; e parlava con un vecchio di alta statura, dalla faccia rasa.

—Oh, finalmente!—mi gridò, vedendomi.—Temevo che tu ti fossi smarrito.

—No, non sono andato molto lontano….

—Vedi qui Giovanni di Scòrdio, un Uomo—disse, mettendo una mano su la spalla del vecchio.

Guardai il nominato. Un sorriso singolarmente dolce apparve su la bocca appassita di colui. Non avevo mai veduto sotto una fronte umana occhi tanto tristi.

—Addio, Giovanni. Coraggio!—soggiunse mio fratello, con quella voce che pareva avere talvolta, come certi liquori, la potenza d'elevare il tono vitale.—Noi, Tullio, possiamo riprendere la via della Badiola. È già tardi. Ci aspettano.

Rimontò a cavallo. Salutò di nuovo il vecchio. Passando presso ai fornelli, dava qualche avvertimento ai lavoratori per le operazioni della notte prossima in cui doveva apparire il gran fuoco. Ci allontanammo, cavalcando l'uno a fianco dell'altro.

Il cielo si apriva sul nostro capo, lentamente. I veli dei vapori fluttuavano, si disperdevano, si ricomponevano, così che l'azzurro pareva di continuo impallidire come se nella sua liquidità un latte di continuo si diffondesse e si dileguasse. Era vicina quell'ora medesima in cui, il giorno innanzi, a Villalilla, io e Giuliana avevamo guardato il giardino ondeggiante in una luce ideale. La boscaglia in torno cominciava a dorarsi. Gli uccelli cantavano, invisibili.

—Hai osservato bene Giovanni di Scòrdio, quel vecchio?—mi chiese
Federico.

—Sì—risposi.—Credo che non dimenticherò il suo sorriso e i suoi occhi.