—Tullio—disse—ascoltami.

Ma la soffocazione le spense la voce nella gola.

—Ascoltami. Io so quel che debbo fare. Ero risoluta a tutto per risparmiarti quest'ora: ma il destino ha voluto che fino a quest'ora io vivessi per soffrire la cosa più orribile, la cosa di cui avevo uno spavento folle (ah, tu m'intendi) mille volte più che della morte: Tullio, Tullio, il tuo sguardo….

Un'altra soffocazione l'arrestò, nel punto in cui la sua voce diveniva così straziante che mi dava l'impressione fisica d'un dilaceramento delle fibre più segrete. Io mi lasciai cadere su una sedia, accanto al tavolo; e mi presi la testa fra le palme, aspettando ch'ella seguitasse.

—Dovevo morire, prima di giungere a quest'ora. Da tanto tempo dovevo morire! Sarebbe stato meglio, certo, che io non fossi venuta qui. Sarebbe stato meglio che, tornando da Venezia, tu non m'avessi più trovata. Io sarei morta, e tu non avresti conosciuta questa vergogna; mi avresti rimpianta, forse mi avresti sempre adorata. Io sarei rimasta forse per sempre il tuo grande amore, il tuo unico amore, come dicevi ieri…. Non avevo paura della morte, sai; non ho paura. Ma il pensiero delle nostre bambine, di nostra madre, m'ha fatto differire di giorno in giorno l'esecuzione. Ed è stata un'agonia, Tullio, una agonia inumana, dove ho consumato non una ma mille vite. E sono ancora viva!

Soggiunse, dopo una pausa:

—Com'è possibile che, con una salute così miserabile, io abbia tanta resistenza a soffrire? Sono disgraziata anche in questo. Vedi: io pensavo, consentendo a venire qui con te, io pensavo: "Certamente mi ammalerò; quando sarò giunta là, mi dovrò mettere a letto; e non mi leverò più. Sembrerà che io muoia di morte naturale. Tullio non saprà mai nulla, non sospetterà mai di nulla. Tutto sarà finito." In vece, mi veggo ancora in piedi; e tu sai ogni cosa; e tutto è perduto, senza riparo.

Era sommessa la sua voce, debolissima, e pure lacerante come un grido acuto e iterato. Io mi stringevo le tempie e sentivo il battito così forte che n'avevo quasi ribrezzo come se le arterie fossero scoppiate fuori della cute e aderissero nude alle mie palme con la loro tunica molle e calda.

—La mia unica preoccupazione era di nasconderti la verità, non per me, ma per te, per la tua salvezza. Tu non saprai mai quali terrori mi abbiano agghiacciata, quali angosce mi abbiano soffocata. Tu, dal giorno che siamo giunti qui fino a ieri, hai sperato, hai sognato, sei stato quasi felice. Ma imagina la mia vita qui, col mio segreto, accanto a tua madre, in questa casa benedetta! Mi dicesti ieri a Villalilla, mentre eravamo a tavola, raccontandomi quelle cose tanto dolci che mi straziavano, mi dicesti: "Tu non sapevi nulla, non t'accorgevi di nulla." Ah, non è vero! Tutto sapevo, tutto indovinavo. E, quando sorprendevo nei tuoi occhi la tenerezza, mi sentivo cadere l'anima. Ascoltami, Tullio. Ho nella bocca la verità, la pura verità. Io sono qui, d'avanti a te, come una moribonda. Non potrei mentire. Credi a quel che ti dico. Non penso a discolparmi, non penso a difendermi. Oramai tutto è finito. Ma voglio dirti una cosa che è la verità. Tu sai come ti ho amato dal primo giorno che ci vedemmo. Per anni, per anni, ti sono stata devota, ciecamente, e non negli anni della felicità soltanto ma in quelli della sventura, quando in te s'era stancato l'amore. Tu lo sai, Tullio. Hai potuto sempre fare di me quel che hai voluto. Hai trovato sempre in me l'amica, la sorella, la moglie, l'amante, pronta a qualunque sacrificio per il tuo piacere. Non credere, Tullio, non credere che io ti ricordi la mia lunga devozione per accusarti; no, no. Né pure una stilla di amarezza ho nell'anima per te; intendi? né pure una stilla. Ma lascia, in quest'ora, che io ti ricordi la devozione e la tenerezza durate per tanti anni e che io ti parli d'amore, del mio amore non interrotto, non cessato mai, intendi?, non cessato mai. Credo che la mia passione per te non sia stata mai così intensa come in queste ultime settimane. Tu mi raccontavi ieri tutte quelle cose…. Ah se io potessi raccontarti la mia vita di questi ultimi giorni! Tutto sapevo di te, tutto indovinavo; ed ero costretta a fuggirti. Più di una volta sono stata per caderti nelle braccia, per chiudere gli occhi e lasciarmi prendere da te, nei momenti di debolezza e di stanchezza estrema. L'altra mattina, la mattina di sabato, quando tu entrasti qui con quei fiori, io ti guardai e mi sembrasti quello d'una volta, così acceso, com'eri, sorridente, gentile, con gli occhi lucidi. E mi mostrasti le scalfitture che avevi nelle mani! Un impeto mi venne, di prenderti le mani e di baciartele…. Chi mi diede la forza di contenermi? Non mi sentivo degna. E vidi in un lampo tutta la felicità che tu mi offrivi con quei fiori, tutta la felicità a cui dovevo rinunziare per sempre. Ah, Tullio, il mio cuore è a tutta prova se ha potuto resistere a certe strette. Ho la vita tenace.

Ella pronunziò quest'ultima frase con una voce più sorda, con un accento indefinibile, quasi d'ironia e d'ira. Io non osavo alzare il viso e guardarla. Le sue parole mi davano un'atroce sofferenza; e pure io tremavo quando ella faceva una pausa. Temevo che ad un tratto le mancassero le forze e che ella non potesse più continuare. E io aspettavo dalla sua bocca altre confessioni, altri lembi d'anima.