—Mi condanni?—domandò rauca ed acre.—Mi disprezzi per quel che feci ieri?

Si coprì il viso con le mani. Poi, dopo una pausa, con un accento indefinibile di strazio, di voluttà e di orrore, con un accento venutole chi sa da quale abisso dell'essere, ella soggiunse:

—Iersera, per non distruggere quel che di te m'era rimasto nel sangue, indugiavo a prendere il veleno.

Le mani le ricaddero. Ella scosse da sé la debolezza, con un atto risoluto. La sua voce divenne più ferma.

—Il destino ha voluto che io vivessi fino a quest'ora. Il destino ha voluto che tu sapessi da tua madre la verità: da tua madre! Iersera, quando tu rientrasti qui, sapevi tutto. E tacesti, e d'avanti a tua madre mi baciasti la guancia che io ti offrivo. Lascerai che prima di morire io ti baci le mani. Non ti chiedo altro. T'ho aspettato per obbedirti. Sono pronta a tutto. Parla.

Io dissi:

—È necessario che tu viva.

—Impossibile, Tullio; impossibile—ella esclamò.—Hai tu pensato a quel che accadrebbe se io vivessi?

—Ho pensato. È necessario che tu viva.

—Orrore!