Ed ella ebbe un sussulto violento, un moto istintivo di raccapriccio, forse perché sentì nelle sue viscere quell'altra vita, il nascituro.
—Ascoltami, Tullio. Oramai tu sai tutto; oramai non debbo uccidermi per nasconderti una vergogna, per evitare di ritrovarmi innanzi a te. Tu sai tutto; e siamo qui, e possiamo ancora guardarci, possiamo ancora parlare! Si tratta di ben altro. Io non penso di eludere la tua vigilanza per darmi la morte. Io voglio anzi che tu mi aiuti a scomparire nel modo più naturale che sia possibile per non destare sospetti qui nella casa. Ho due veleni: la morfina e il sublimato corrosivo. Forse non servono. Forse è difficile tener celato un avvelenamento. E bisogna che la mia morte sembri involontaria, cagionata da un caso qualunque, da una disgrazia. Intendi? In questo modo noi raggiungeremo lo scopo. Il segreto rimarrà fra noi due….
Ella ora parlava rapidamente, con una espressione di serietà ferma, come se ragionasse per persuadermi ad accettare un accordo utile non un patto di morte, non una parte di complice nell'attuazione d'un proposito insensato. Io lasciavo ch'ella continuasse. Una specie di fascino strano mi faceva rimaner là a guardare, ad ascoltare quella creatura così fragile, così pallida, così malata, in cui entravano onde di energia morale così veementi.
—Ascoltami, Tullio. Ho un'idea. Federico m'ha raccontato la tua follia di oggi, il pericolo che hai corso oggi su l'argine dell'Assoro, m'ha raccontato tutto. Io pensavo, tremando: "Chi sa per quale impeto di dolore s'è gittato a quel rischio!" E, ancora pensando, m'è parso di comprendere. Ho avuta una divinazione. E tutte le altre tue sofferenze future, mi si sono affacciate all'anima: sofferenze da cui nulla ti potrebbe difendere, sofferenze che aumenterebbero di giorno in giorno, inconsolabili, intollerabili. Ah, Tullio, certo tu le hai già presentite e pensi che non potresti sostenerle. Un solo mezzo c'è per salvare te, me, le nostre anime, il nostro amore; sì, lasciami dire: il nostro amore. Lasciami ancora credere alle tue parole di ieri e lasciami ripetere che io ti amo ora come non t'ho amato mai. A punto per questo, a punto perché noi ci amiamo, bisogna che io sparisca dal mondo, bisogna che tu non mi veda più.
Fu straordinaria l'elevazione morale che rialzò la voce, tutta la persona di lei, in quell'istante. Un gran fremito mi agitò; un'illusione fugace s'impadronì del mio spirito. Credetti che veramente in quell'istante il mio amore e l'amore di quella donna si trovassero di fronte alti d'una smisurata altezza ideale e scevri di miseria umana, non macchiati di colpa, intatti. Riebbi per pochi attimi la stessa sensazione provata in principio quando il mondo reale m'era parso completamente vanito. Poi, come sempre, il fenomeno inevitabile si compì. Quello stato di conscienza non mi appartenne più, si fece obbiettivo, mi diventò estraneo.
—Ascoltami—seguitò ella, abbassando la voce, come per tema che qualcuno udisse.—Ho mostrato a Federico un gran desiderio di rivedere il bosco, le carbonaie, tutti quei luoghi. Domattina Federico non potrà accompagnarci perché dovrà tornare a Casal Caldore. Andremo noi due soli. Federico m'ha detto che potrò montare Favilla. Quando saremo su l'argine…. farò quel che tu hai fatto stamani. Accadrà una disgrazia. Federico m'ha detto che è impossibile salvarsi dall'Assoro…. Vuoi?
Se bene ella proferisse parole coerenti, sembrava in preda a una specie di delirio. Un rossore insolito le accendeva la sommità delle gote, e gli occhi le splendevano straordinariamente.
Una visione del fiume sinistro mi passò nello spirito, rapida.
Ella ripetè, tendendosi verso di me:
—Vuoi?