Ahimé, quante volte noi crediamo sentire la verità in una voce che mentisce! Nulla ci può difendere dall'inganno. Ma se quella che io avevo sentita nella voce di Giuliana era la verità pura, allora dunque veramente ella era stata sorpresa da colui in un languore dei sensi, nella mia casa stessa, ed aveva patita la violazione in una specie d'inconsapevolezza, e risvegliandosi aveva provato orrore e disgusto dell'atto irreparabile, e aveva scacciato colui e non l'aveva più riveduto?
Questa imaginazione, in fatti, non aveva contro di sé nessuna delle apparenze; le quali a punto davano a supporre che qualunque legame tra Giuliana e colui fosse stato troncato da gran tempo decisamente.
"Nella mia casa stessa!" io ripensavo, intanto. E nella casa muta come un sepolcro, nelle stanze deserte e piene d'afa, ero perseguitato dall'imagine inevitabile.
XXV.
Che fare? Rimanere ancora in Roma ad aspettare un'esplosione di follia dal mio cervello, in mezzo a quel fuoco, sotto quella rabbiosa canicola? Partire per il mare, per la montagna, andare a bevere l'oblio fra la gente, nei ritrovi eleganti d'estate? Risvegliare in me l'antico uomo voluttuario, alla ricerca di un'altra Teresa Raffo, di una qualunque amante vana?
Due o tre volte m'indugiai nel ricordo della Biondissima; che pure m'era caduta interamente dal cuore e anche, per un lungo periodo, dalla memoria. "Dove sarà ella? Sarà ancora legata con Eugenio Egano? Che proverei nel rivederla?" Era una curiosità fiacca. M'accorsi che il mio desiderio unico e profondo e invincibile era di tornare laggiù, alla mia casa di pena, al supplizio.
Presi con la massima sollecitudine i provvedimenti necessarii; feci una visita al dottor Vebesti, telegrafai alla Badiola il mio ritorno; e partii.
L'impazienza mi divorava; un'ansia acuta mi pungeva, quasi che io andassi in contro a straordinarie novità. Il viaggio mi parve interminabile. Disteso su i cuscini, oppresso dal caldo, soffocato dalla polvere che penetrava per gli interstizi, mentre il romore monotono del treno si accordava al canto monotono delle cicale senza sopire il mio fastidio, io pensavo agli eventi prossimi, consideravo le possibilità future, cercavo di scrutare la grande ombra. Il padre era mortalmente colpito. Quale sorte attendeva il figlio?
XXVI.
Nessuna novità, alla Badiola. La mia assenza era stata brevissima. Il mio ritorno fu festeggiato. Il primo sguardo di Giuliana mi espresse un'infinita gratitudine.