—Sai, Tullio—m'avvertì mia madre—non ha ancora mangiato nulla. Ha voluto aspettarti.
—Ah, non t'ho ancora detto….—proruppe Giuliana, divenuta rosea—non t'ho ancora detto che c'è stato il dottore, mentre eri fuori. Mi ha trovata molto meglio. Potrò alzarmi giovedì. Capisci, Tullio? Potrò alzarmi giovedì….
Soggiunse:
—Fra dieci, fra quindici giorni al più, potrò anche mettermi in treno.
Soggiunse, dopo una pausa pensosa, con un tono minore:
—Villalilla!
Ella non aveva dunque pensato ad altro, non aveva sognato altro. Ella aveva creduto; credeva. Io duravo fatica a dissimulare la mia angoscia. Mi occupavo, con soverchia premura, forse, dei preparativi pel suo piccolo pranzo. Io medesimo le misi su le ginocchia la tavoletta.
Ella seguiva tutti i miei movimenti con uno sguardo carezzevole che mi faceva male. "Ah, se ella potesse indovinare!" D'un tratto, mia madre esclamò, candidamente:
—Come sei bella stasera, Giuliana!
In fatti, un'animazione straordinaria le avvivava le linee del volto, le accendeva gli occhi, la ringiovaniva tutta quanta. All'esclamazione di mia madre, ella arrossì; e un'ombra di quel rossore le rimase per tutta la sera su le gote.