—Giovedì mi alzerò—ripeteva.—Giovedì, fra tre giorni! Non saprò più camminare….
Insisteva col discorso su la sua guarigione, su la nostra partenza prossima. Chiese a mia madre alcune notizie su lo stato attuale della villa, sul giardino.
—Io piantai un ramo di salice vicino alla peschiera, l'ultima volta che ci fummo. Ti ricordi, Tullio? Chi sa se ce lo ritroverò….
—Sì sì—interruppe mia madre, raggiante—ce lo ritroverai; è cresciuto; è un albero. Domandalo a Federico.
—Davvero? Davvero? Dimmi dunque, mamma…
Pareva che quella piccola particolarità in quel momento avesse per lei un'importanza incalcolabile. Ella divenne loquace. Io mi meravigliavo ch'ella fosse così a dentro nell'illusione, mi meravigliavo ch'ella fosse così trasfigurata dal suo sogno. "Perché, perché questa volta ella ha creduto? Come mai si lascia così trasportare? Chi le dà questa insolita fede?" E il pensiero della mia infamia prossima, forse inevitabile, mi agghiacciava. "Perché inevitabile? Non saprò dunque mai liberarmi? Io debbo, io debbo mantenere la mia promessa. Mia madre è testimone della mia promessa. A qualunque costo, la manterrò." E con uno sforzo interiore, quasi direi con una scossa della conscienza, io uscii dal tumulto delle incertezze; e mi rivolsi a Giuliana, per un moto dell'anima quasi violento.
Ella mi piacque ancora, eccitata com'era, vivace, giovine. Mi rammentava la Giuliana d'un tempo, che tante volte in mezzo alla tranquillità della vita famigliare io aveva sollevata d'improvviso su le mie braccia, come preso da una follia repentina, e portata di corsa nell'alcova.
—No, no, mamma; non mi far più bere—ella pregò, trattenendo mia madre che le versava il vino.—Già ho bevuto troppo, senza accorgermene. Ah questo Chablis! Ti ricordi, Tullio?
E rise, guardandomi dentro le pupille, nell'evocare il ricordo d'amore su cui ondeggiava il fumo di quel delicato vino amaretto e biondo ch'ella prediligeva.
—Mi ricordo—io risposi.