Il dottore entrò nell'alcova, accennandoci di restare in dietro. Mia madre mi disse:
—Vieni. Ora debbono rinnovare le medicature. Vieni via. Andiamo a vedere Mondino. C'è di là Federico.
Ella mi prese una mano. Mi lasciai condurre.
—S'è addormentato—soggiunse.—Dorme placidamente. Oggi, dopo mezzogiorno, arriverà la nutrice.
Benché ella fosse triste e inquieta per lo stato di Giuliana, gli occhi le sorridevano mentre parlava del bambino; tutto il viso le s'illuminava di tenerezza.
Per ordine del dottore era stata scelta una stanza lontana da quella della puerpera: una grande stanza ariosa che custodiva molte memorie della nostra infanzia. Entrando, vidi subito intorno alla culla Federico, Maria e Natalia, che insieme chini guardavano il piccolo dormente. Federico si volse e mi domandò, prima d'ogni altra cosa:
—Come sta Giuliana?
—Male.
—Non riposa?
—Soffre.