Io la supplicavo, con la voce, col gesto. Tutto il mio orgasmo ostile era caduto; e io non d'altro mi dolevo se non del dolore di lei, non altro temevo se non il danno recato all'inferma, l'urto ricevuto da quella vita così fragile.
—Se tu mi ami, non devi pensare a null'altro che a guarire. Vedi? Io non penso che a te, non soffro che per te. Bisogna che tu non ti tormenti; bisogna che tu ti abbandoni tutta alla mia tenerezza, per guarire….
Ella disse con la sua voce tremante e fievole:
—Ma chi sa quel che tu provi dentro! Povera anima!
—No, no, Giuliana, non ti tormentare! Io non soffro che per te, nel vederti soffrire. Io dimentico tutto, se tu sorridi. Se tu ti senti bene, io sono felice. Se tu mi ami, dunque devi guarire, devi essere calma, ubbidiente, paziente. Quando sarai guarita, quando sarai più forte allora…. chi sa! Dio è buono.
Ella mormorò:
—Dio, abbi misericordia di noi.
"In che modo?" Io pensai. "Facendo morire l'intruso." Ambedue alzavamo dunque un augurio di morte, anch'ella dunque non vedeva altro scampo che nella distruzione del figliuolo. Non v'era altro scampo. E mi tornò alla memoria il breve dialogo che avevamo avuto in un tramonto lontano, sotto gli olmi; e mi tornò alla memoria la confessione dolorosa. "Ma ora ch'egli è nato, l'aborre ella ancora? Può ella provare un'avversione sincera contro la carne della sua carne? Prega ella sinceramente Iddio perché si riprenda la sua creatura?" E mi tornò la folle speranza che mi era balenata in quella sera tragica: "Se entrasse in lei la suggestione del delitto e divenisse a poco a poco tanto forte da trascinarla!…" Non avevo io pensato per un attimo a un mal riuscito tentativo delittuoso, vedendo la levatrice stropicciare sul dorso e su le piante dei piedi il corpicciuolo paonazzo del bimbo tramortito? Era stato, anche quello, un pensiero folle. Certo Giuliana non avrebbe mai osato….
E io guardai le sue mani lungo il lenzuolo, prone, così pallide che soltanto le vene azzurre le distinguevano dal lino.