Una curiosità subitanea mi punse. Lo spettacolo doloroso mi attirò. Giuliana era ancora assopita. Uscii dall'alcova adagio; uscii dalla stanza; chiamai Cristina, la misi a guardia; poi mi diressi verso il coretto, a passo veloce, con un'ansia che mi soffocava.
L'usciuolo era aperto. Scorsi un uomo inginocchiato d'innanzi alla grata. Riconobbi Pietro, il vecchio servitore fedele, quello che m'aveva veduto nascere ed aveva assistito al mio battesimo. Egli si levò, con un po' di pena.
—Rimani, rimani, Pietro—gli dissi sotto voce, mettendogli una mano su la spalla per costringerlo a inginocchiarsi di nuovo.
E m'inginocchiai al suo fianco, appoggiai la fronte alla grata, guardai nella cappella sottoposta. Vedevo tutto, con una chiarezza perfetta; udivo le formule rituali.
La cerimonia era già incominciata. Seppi da Pietro che il bambino aveva già ricevuto il sale. Era ministro il parroco di Tussi, don Gregorio Artese. Questi e il patrino recitavano ora il Credo: l'uno a voce alta, l'altro a voce bassa di séguito. Giovanni reggeva il bambino sul braccio destro, su la mano che il giorno innanzi aveva seminato il frumento. La sinistra posava tra i nastri e i merletti candidi. E quelle mani ossute, asciutte, brune, che parevano fuse in un bronzo animato, quelle mani incallite su gli strumenti dell'agricoltura, santificate dal bene che avevano sparso, dalla vasta opera che avevano fornita, ora nel reggere quell'infante avevano una delicatezza e quasi una timidezza così gentili che io non potevo desistere dal guardarle. Raimondo non piangeva; moveva di continuo la bocca piena d'una bava liquida che gli colava pel mento sul bavaglio trapunto.
Dopo l'esorcismo, il parroco bagnò il dito nella saliva e toccò i piccoli orecchi rosei proferendo la parola miracolosa:
—Ephpheta.
Quindi toccò le nari dicendo:
—In odorem suavitatis….
Quindi intinse il pollice nell'olio dei Catacumeni; e, mentre Giovanni teneva supino su le sue braccia l'infante, unse a questi in modo di croce il sommo del petto; e, come Giovanni lo rivolse prono, unse il sommo del dorso tra le scapole, in modo di croce, dicendo: