XLVII.

Verso sera andai a rivedere Raimondo. Lo trovai su le braccia di mia madre. Mi parve un poco più pallido; ma era ancora molto tranquillo, respirava bene, non aveva alcun segno sospetto.

—Ha dormito fino a ora!—mi disse mia madre.

—T'inquieti di questo?

—Sì, perché non ha mai dormito tanto.

Io guardavo il bambino fissamente. I suoi occhi grigi erano senza vivezza, sotto la fronte sparsa di leggere croste biancastre. Egli moveva di continuo le labbra, come biasciando. A un tratto, riversò un po' di latte grumoso sul bavaglio.

—Ah, no, no, questo bambino non sta bene—esclamò mia madre, scotendo il capo.

—Ma ha tossito?

Come per rispondermi, Raimondo si mise a tossire.

—Senti?