—Ma no, ma no…. Spoglia pure tutto l'albero.

Intanto il ramo già rotto, ritenuto da alcune delle sue vive fibre, penzolava lungo il fusto; e, proprio, quella frattura umida di linfa aveva un aspetto di cosa dolente; e quei fiori esili, un po' carnicini, un po' bianchi, simili a ciocche di rose scempie, che portavano un germe omai condannato, avevano all'aria un tremolio incessante.

Io dissi allora, come ad attenuare la crudezza di quella manomessione:

—È per Giuliana.

E, strappando le ultime fibrille vive, distaccai il ramo già rotto.

III.

Non quel ramo solo portai a Giuliana, ma molti altri. Tornavo alla
Badiola sempre carico di doni floreali. Una mattina, avendo su le
braccia un fascio di spine albe, incontrai nel vestibolo, mia madre.
Ero un poco ansante, accaldato, agitato da una leggera ebrezza.
Domandai:

—Dov'è Giuliana?

—Su, nelle sue stanze,—ella rispose, ridendo.

Io feci di corsa le scale, attraversai il corridoio, entrai franco nell'appartamento, chiamai: