—Ecco un libro per te—io gli dissi, prendendo il volume di su le ginocchia di Giuliana.
—Sì; tu me lo darai. Lo leggerò.
—A te piace?—chiese a Giuliana.
—Sì, molto. È triste e consolante, insieme. Amo già Maria Bolkonsky, e anche Pietro Besoukhow….
Io mi posi accanto a lei, sul sedile. Mi pareva di non pensare a nulla, di non avere pensieri ben definiti; ma la mia anima vigilava e meditava. Un contrasto palese era tra il sentimento dell'ora, delle cose circostanti, e il sentimento rappresentato dai discorsi di Federico, da quel libro, dai nomi dei personaggi che Giuliana amava. L'ora fluiva lenta e molle, quasi accidiosa, in quel confuso vapore biancastro dove gli olmi a poco a poco si disfioravano. Giungeva fioco il suono del pianoforte, e inintelligibile, aumentando la malinconia della luce, quasi cullando la sonnolenza dell'aria.
Senza più ascoltare, assorto, io apersi quel libro, lo sfogliai qua e là, scorsi il principio di qualche pagina. M'avvidi che qualche pagina era piegata all'angolo, come per ricordo; qualche altra era solcata da un colpo d'unghia sul margine, secondo la nota consuetudine della lettrice. Volli leggere, allora, curioso, quasi ansioso. Nella scena tra Pietro Besoukhow e il vecchio incognito, alla posta di Torjok, molte frasi erano segnate.
"…. La tua vista spirituale si ripieghi sul tuo essere interiore. Domanda a te stesso se tu sei contento di te stesso. A qual esito sei giunto avendo per unica guida il tuo intelletto! Voi siete giovine, voi siete ricco, voi siete intelligente. Che avete fatto di tutti questi doni? Siete contento di voi e della vostra esistenza?
—No, l'aborro.
—Se tu l'aborri, mutala, purificati; e, secondo che ti trasformerai, imparerai a conoscere la saggezza. Come l'avete voi trascorsa questa esistenza? In orgie, in bagordi, in depravazioni: ricevendo tutto dalla società e nulla dando. Come avete usati i beni di fortuna ricevuti? Che avete fatto pel vostro prossimo? Avete pensato alle vostre migliaia di servi? Li avete aiutati moralmente e materialmente? No; è vero? Avete profittato della loro fatica per vivere una vita corrotta. Avete cercato di adoperarvi a vantaggio del vostro prossimo? No. Avete vissuto nell'ozio. Poi, vi siete ammogliato: avete accettata la responsabilità di servire da guida a una donna giovine. E allora? Invece di aiutarla a trovare la via della verità, l'avete gittata nell'abisso della menzogna e della sciagura…."
Di nuovo, l'insostenibile peso mi piombò sopra, mi schiacciò; e fu uno strazio più atroce di quello già sofferto, perché la vicinanza di Giuliana aumentava l'orgasmo. Il passo trascritto era indicato nella pagina con un solo segno. Certo, Giuliana lo aveva segnato pensando a me, ai miei errori. Ma anche l'ultima riga si riferiva a me, a noi? L'avevo io gittata, era ella caduta "nell'abisso della menzogna e della sciagura?"