Riconobbi la musica. Era una Romanza senza parole che Giuliana prediligeva e che miss Edith sonava spesso; era una di quelle melodie velate ma profonde in cui pare che l'Anima rivolga alla Vita con accenti sempre diversi una medesima domanda: "Perché hai delusa la mia aspettazione?"

Cedendo a un impulso quasi istintivo, uscii sollecito, attraversai il corridoio, scesi le scale, mi fermai d'innanzi alla porta d'onde veniva il suono. La porta era socchiusa; m'insinuai senza far rumore; guardai per l'apertura delle tende. Giuliana era là?—I miei occhi non videro nulla, da prima impregnati di luce, finchè non s'adattarono alla penombra ma mi ferì il profumo acuto delle spine albe, quell'odor misto di timo e di mandorla amara, fresco come un latte selvaggio. Guardai. La stanza era a pena illuminata dal chiarore verdognolo che scendeva di tra le stecche delle gelosie. Miss Edith era sola, d'avanti alla tastiera; e seguitava la sua musica, senza accorgersi di me. La cassa dell'istrumento riluceva nella penombra; i rami delle spine biancheggiavano. In quella quiete raccolta, in quel profumo effuso da rami che mi ricordavano la buona ebrezza matutina e il sorriso di Giuliana e il mio tremito, la romanza mi parve sconsolata come non mai.

Dov'era Giuliana? Era risalita? Era ancora fuori?—Mi ritrassi; discesi le altre scale; attraversai il vestibolo senza incontrare nessuno. Avevo un bisogno indomabile di cercarla, di vederla; pensavo che forse il suo solo aspetto mi avrebbe ridata la calma, mi avrebbe ridata la confidenza. Come uscii su lo spiazzo, scorsi Giuliana sotto gli olmi in compagnia di Federico.

Ambedue mi sorrisero. Disse mio fratello, sorridendo, quando fui da presso:

—Parlavamo di te. Giuliana crede che tu ti stancherai presto della
Badiola…. E i nostri progetti, allora?

—No, Giuliana non sa—io risposi, sforzandomi di riprendere la mia disinvoltura consueta.—Ma tu vedrai. Sono, invece, così stanco di Roma…. e di tutto il resto!

Guardavo Giuliana. E una mirabile mutazione avvenne nel mio interno, poichè le tristi cose, che fino a quel minuto mi avevano oppresso, ora precipitavano al fondo, si oscuravano, si dileguavano, cedevano il luogo al sentimento salutare che il solo aspetto di lei e di mio fratello bastava a suscitarmi. Ella era seduta, un po' abbandonata su sé stessa, tenendo su le ginocchia un libro che io riconobbi, il libro che io le avevo dato pochi giorni innanzi: La Guerra e la Pace. Tutto in lei, veramente, nell'attitudine e nello sguardo era dolce ed era buono. E nacque in me qualche cosa di simile al sentimento che avrei forse provato se io avessi veduto in quel medesimo luogo, sotto gli olmi famigliari che perdevano i loro fiori morti, Costanza adulta, la povera sorella, al fianco di Federico.

Gli olmi piovevano i loro fiori innumerevoli, ad ogni fiato. Era, nella luce bianca, una discesa continua, lentissima di pellicole diafane, quasi impalpabili, che s'indugiavano nell'aria, esitavano, tremolavano come alette di libellule, tra verdognole e biondicce, dando alla vista per quella continuità e per quella labilità una sensazione quasi allucinante. Giuliana le riceveva su le ginocchia, su le spalle; di tratto in tratto faceva un debole gesto per toglierne qualcuna che rimaneva presa nei capelli delle tempie.

—Ah, se Tullio rimarrà alla Badiola—diceva Federico rivolto a lei—faremo grandi cose. Promulgheremo le nuove leggi agrarie; gitteremo le basi della nuova constituzione agraria…. Sorridi? Avrai anche tu una parte nella nostra opera. Ti affideremo l'esercizio di due o tre precetti del nostro Decalogo. Anche tu lavorerai. A proposito, Tullio, quando cominceremo questo noviziato? Tu hai le mani troppo bianche. Eh, le punture di certe spine non bastano….

Parlava gaiamente, con quella sua voce limpida e forte che trasfondeva subito in chi l'udiva un senso di sicurtà e di fidanza. Parlava dei suoi disegni vecchi e nuovi, intorno alla interpretazione della legge cristiana primitiva sul lavoro alimentario, con una gravità di pensiero e di sentimento, temperata da quella gaiezza gioviale, che era come un velo di modestia spiegato da lui medesimo contro la meraviglia e l'elogio di chi l'udiva. Tutto in lui appariva semplice, facile, spontaneo. Questo giovine, per la sola forza del suo spirito illuminato dalla sua bontà nativa, già da alcuni anni aveva intuita la teoria sociale inspirata a Leone Tolstoi dal moujik Timoteo Bondareff. In quel tempo egli non conosceva neppure La Guerra e la Pace, il gran libro, apparso allora allora nell'Occidente.