—Tu soffri?

—No, Tullio. Ma già, non so. Mi pare di essere tutta vuota, di avere la testa vuota, le vene vuote, il cuore vuoto…. Tu potrai dire che t'ho dato tutto. Non ho lasciato per me, vedi, che a pena a pena un'apparenza di vita….

Ella sorrideva, pronunziando tali parole, stranamente; sorrideva d'un sorriso tenue e sibillino che mi turbava a dentro movendo indefinite inquietudini. Troppo ero intorpidito dalla voluttà, troppo ero offuscato dall'ebrezza; e i moti del mio spirito erano per ciò pigri, la mia conscienza era ottusa. Non mi penetrava ancora nessun sospetto sinistro. Pure, io la guardavo con attenzione, la esaminavo angustiato senza sapere perché.

Ella si rivolse allo specchio, si mise il cappello; poi andò verso il tavolo, prese il braccialetto, i guanti.

—Sono pronta—disse.

Parve cercare qualche altro oggetto, con lo sguardo. Soggiunse:

—Avevo un ombrello; è vero?

—Sì, credo.

—Ah, ecco: devo averlo lasciato laggiù, sul sedile, al bivio.

—Andiamo a cercarlo?