—Nulla, nulla… Credevo che tu avessi chiamato. Ho corso, un poco.
Tu come stai ora?

—Ho tanto freddo, Tullio; tanto freddo. Sentimi le mani.

Ella mi tese le mani. Erano di gelo.

—Sono tutta gelata così….

—Mio Dio! Come ti sarà venuto questo freddo? Che potrei fare per riscaldarti?

—Non ti prender pena, Tullio. Non è la prima volta…. Mi dura ore ed ore. Non c'è nulla che giovi. Bisogna aspettare che passi…. Ma perchè tarda tanto Federico? È quasi notte.

Ella si riabbandonò alla spalliera, come se avesse consumata tutta la sua forza in quelle parole.

—Ora chiudo—io dissi, volgendomi al balcone.

—No, no; lascia aperto…. Non è l'aria che mi dà questo freddo. Ho bisogno, anzi, di respirare…. Vieni qui, piuttosto, accanto a me. Prenditi quello sgabello.

Io m'inginocchiai. Ella mi passò la sua mano gelida sul capo, con un gesto fievole, mormorando: