—Povero Tullio mio!
—Ma dimmi, Giuliana, amore, anima—proruppi, non potendo più reggere—dimmi la verità! Tu mi nascondi qualche cosa. Qualche cosa tu hai, certo, che non vuoi confessare: un pensiero fisso, qui, nel mezzo della fronte, un'ombra che non t'ha lasciata mai, da che siamo qui, da che siamo…. felici. Ma siamo veramente felici? Sei tu, puoi tu essere felice? Dimmi la verità. Giuliana! Perché vorresti ingannarmi? Sì, è vero; tu hai avuto male, tu stai male; è vero. Ma non è questo, no. È un'altra cosa, che non comprendo, che non conosco…. Dimmi la verità, anche se la verità dovesse fulminarmi. Stamani, quando tu singhiozzavi, io ti ho chiesto: "È troppo tardi?" E tu mi hai risposto: "No, no…." E io ti ho creduta. Ma non potrebbe essere troppo tardi per un'altra ragione? Qualche cosa potrebbe impedirti di godere questa grande felicità che oggi s'è aperta? Intendo: qualche cosa che tu sappia, che sia già nel tuo pensiero…. Dimmi la verità! E la fissai; e, come ella rimaneva muta, a poco a poco non vidi se non gli occhi suoi larghi, straordinariamente larghi, e cupi ed immobili. Tutto disparve, in torno. E io dovetti chiudere le palpebre per dissipare la sensazione di terrore che quelli occhi avevano messa in me. Quanto durò la pausa? Un'ora? Un secondo?
—Sono malata—ella disse alfine, con una lentezza angosciosa.
—Ma come malata?—io balbettai, fuori di me, credendo sentire nel suono di quelle due parole una confessione che corrispondeva al mio sospetto.—Come malata? Da morirne?
Non so in che modo, non so con quale voce, non so con quale atto proferii la domanda estrema; non so veramente neppure se mi uscì intera dalle labbra, se ella la udì intera.
—Tullio, no; non volevo dire questo, no, no…. Volevo dire che non è colpa mia se sono così, un poco strana…. Non è colpa mia…. Bisogna che tu abbia pazienza con me, bisogna che tu mi prenda ora così come sono…. Non c'è null'altro, credi; non ti nascondo nulla…. Potrò guarire, poi; guarirò…. Tu avrai pazienza; è vero? Tu sarai buono…. Vieni qui, Tullio, anima. Anche tu sei un poco strano, mi sembra; sospettoso…. Ti spaventi subito; ti fai bianco; chi sa che imagini…. Vieni qui, vieni qui; dammi un bacio…. Ancora uno…. ancora uno…. Così. Baciami; riscaldami…. Ora arriva Federico.
Parlava interrottamente, un po' roca, con quella intraducibile espressione, carezzevole, tenera, inquieta, ch'ella aveva già avuto verso di me alcune ore prima, sul sedile, per calmarmi, per consolarmi. Io la baciavo. Poiché la poltrona era ampia e bassa, ella che era sottile mi fece posto al suo fianco e mi si strinse addosso rabbrividendo e con una mano prese un lembo del suo mantello e mi coprì. Stavamo come in un giaciglio, avvinti, a petto a petto, mescolando gli aliti. E io pensavo: "Se il mio alito, se il mio contatto potessero trasfonderle tutto il mio calore!" E facevo uno sforzo di volontà illusorio perché la trasfusione avvenisse.
—Stasera—bisbigliai—stasera, nel tuo letto, ti terrò meglio. Tu non tremerai più….
—Sì, sì.
—Vedrai come saprò tenerti. Ti addormenterò. Mi dormirai tutta la notte sul cuore….