—No, non ho appetito, ora. Forse più tardi…. Aspetto che mi chiamino dentro.

—Intanto io vado, se non c'è bisogno di me.

—Va pure, Federico. Scenderò poi. Grazie.

Lo seguii con lo sguardo, mentre s'allontanava. E ancora una volta mi venne dal buon fratello un sentimento di confidenza; ancora una volta mi s'allargò il cuore.

Passarono tre minuti circa. L'orologio a pendolo, ch'era su la parete di contro a me, li misurò col suo ticchettio. Le sfere segnavano le dieci e tre quarti. Mentre io mi levavo impaziente per andare verso la stanza di Giuliana, entrò mia madre commossa dicendo sotto voce:

—S'è calmata. Ora ha bisogno di riposo. Povera figliuola!

—Posso andare?—le domandai.

—Sì, va; ma lasciala riposare.

Come io mi mossi, ella mi richiamò.

—Tullio!