E mi fece sedere sul divano. Mi guardava sbigottita, aspettando che io parlassi. Per qualche attimo, benché io l'avessi lì d'avanti agli occhi, non la vidi più. Una luce violentissima si fece nel mio spirito, a un tratto; e mi si presentò il dramma.

Chi mi diede la forza di resistere? Chi mi conservò la ragione? Forse nell'eccesso medesimo del dolore e dell'orrore io trovai il sentimento eroico che mi salvò.

A pena riacquistai la sensibilità fisica, la percezione delle cose esteriori, e vidi mia madre che mi guardava da presso con ansia, compresi che prima di tutto bisognava assicurare mia madre.

Le dissi:

—Non sapevo…. Giuliana non m'ha detto nulla. Non mi sono accorto di nulla…. È una sorpresa…. Il dottore, sì, mi parlò di qualche pericolo…. Per ciò la notizia mi fa quest'impressione…. Sai, Giuliana ora è così debole…. Ma veramente il dottore non accennò a nulla di troppo grave; perché, essendo riescita l'operazione…. Vedremo. Lo chiameremo qui; lo consulteremo….

—Sì, sì; è necessario.

—Ma tu, mamma, sei sicura della cosa? Te l'ha confessata Giuliana, forse? O pure….

—Io me ne sono accorta, sai, dai soliti segni, impossibile ingannarsi. Fino a due o tre giorni fa, Giuliana negava o almeno diceva di non esserne certa…. Sapendoti così apprensivo, m'ha pregata di non parlartene per ora. Ma io ho voluto avvisarti…. Giuliana, tu la conosci, è così trascurata per la sua salute! Vedi: qui, in vece di migliorare, mi sembra che vada ogni giorno peggiorando; mentre prima bastava una settimana di campagna per farla rifiorire. Ti ricordi?

—Sì, è vero.

—Le precauzioni, in questi casi, non sono mai troppe. Bisogna che tu ne scriva subito al dottor Vebesti.