—No. E poi, in ogni caso, c'è Cristina che dorme qui accanto.

—Io mi stendo là, sul canapè, con una coperta….

—Perché vuoi soffrire? Tu sei molto stanco: si vede dalla faccia….
E poi, se io ti sapessi là, non dormirei. Sii buono, Tullio!
Domattina, presto, tu verrai a vedermi. Ora abbiamo bisogno di riposo,
tutt'e due: d'un riposo completo….

Ella aveva la voce fioca e carezzevole, senza alcun accento insolito. Tranne l'insistenza nel persuadermi ad andarmene, null'altro accusava in lei il proposito funesto. Ella pareva prostrata di forze ma calma. Di tratto in tratto chiudeva gli occhi, come se il sonno le aggravasse le palpebre.—Che fare? Lasciarla? Ma la sua calma a punto mi spaventava. Una tale calma non poteva venirle che dalla fermezza del proposito. Che fare? Tutto considerato, anche la mia presenza durante la notte sarebbe stata vana. Ella avrebbe potuto benissimo mandare ad effetto il suo pensiero, essendosi preparata, avendo pronto il mezzo. Questo mezzo era veramente la morfina? E dove teneva ella nascosta la fiala? sotto il guanciale? Nel cassetto del tavolo da notte? In che modo farne ricerca? Bisognava palesare tutto, dire all'improvviso: "Io so che tu ti vuoi uccidere." Ma quale scena sarebbe seguita? Non sarebbe stato possibile nascondere il resto. E che notte, allora, sarebbe stata quella?—Tante perplessità esaurivano ogni mia energia, mi dissolvevano. I miei nervi si rilasciavano. La stanchezza fisica diveniva sempre più grave. Tutto il mio organismo entrava in quello stato di sfinimento estremo in cui ogni funzione volontaria sta per essere sospesa, in cui azioni e reazioni non si corrispondono più o non si compiono. Io mi sentivo incapace di resistere più oltre, di lottare, di operare in una qualunque maniera utile. Il sentimento della mia debolezza, il sentimento della necessità di ciò che accadeva ed era per accadere mi paralizzavano. Il mio essere pareva colpito come da una paralisia repentina. Io provavo un bisogno cieco di sfuggire anche a quell'ultima oscura conscienza dell'essere. E finalmente tutte le mie ansietà si risolsero in un pensiero disperato. "Avvenga che può, c'è anche per me la morte."

—Sì, Giuliana,—dissi—ti lascio in pace. Dormi. Ci vedremo domani.

—Non ti reggi!

—Già, è vero; non mi reggo…. Addio. Buona notte!

—Non mi dai un bacio, Tullio?

Un brivido di ripugnanza istintiva mi attraversò. Esitai.

In quel punto entrava mia madre.