Qual novo figlio dell'antica Terra, ancóra annodato nella doglia del grembo, trasale al messaggio della stella mattutina? E la sua vista nel suo capo suggellato è come il gèrmine bianco che traversa a poco a poco la gleba penosa per gioire nei chiarori del mondo.
Qual nova custode fu veduta sedere innanzi allo stipite della Nera Porta? E aveva il destro ginocchio sul manco e le dita delle mani insieme come pèttini congiunti tra loro, con una profonda sorgente di sangue in mezzo al suo petto; e assisa pareva dormisse, ma era in ascolto, ma udiva il silenzio dei fiumi ch'escon fuori del Buio con antichi tremori del mondo.
Porta della Resurrezione, e chi mai giace su la tua soglia non consunta da piede frequente, chi mai sta dinanzi alle valve indicibili steso nella sua chioma apollinea e nella sua disperanza? Quegli che ha perduto Euridice.
La grande sua lira lunata gli tace da presso né egli la tocca; ma veglia e non spera, ma sogna e non dorme. Né, se oda il suon lieve e tremendo del passo che si rincarna, ei più si volge; ché dallo sguardo perduta fu la sua donna, dallo sguardo perduta Euridice.
Chi viene alla soglia? Chi mai dischiude le valve indicibili della Candida Porta? Non fece stridore volgendosi il càrdine; ma l'albore fluì su la chioma profusa, brillò nelle corde ancor tese. E il passo dell'Ombra, che non inclinò l'avernale asfodelo né l'anemone stigio, più s'umana come più s'avvicina. Ecco suona, ecco pesa come il piede vivente su cui grava grande tesoro. Chi riprende il cammino terrestre? Non Euridice.
Uno strale d'amore trapassa l'infinito dell'Ade; e tutti i pallidi prati e le tarde fiumane e gli stagni obliosi ne tremano; e il solco di luce perdura. Forse è la fùnebre Alcesti?
È forse la figlia di Pelia che torna agli atrii regali, al talamo eburno, ai floridi figli? È colei che sospinse alla Notte l'anima sua bella d'un amore più bello che ogni altro amore mortale, e dietro l'esule impavida gittò il fiore di sua giovinezza tremante? È Alcesti, è Alcesti.
Reca ella il fuoco bianco nel cavo della sua mano fedele, e cammina col volto velato. Alcuno iddio non la conduce, alcuno eroe liberatore non l'accompagna nel santo ritorno; ma ella fa lume al suo passo col fuoco nella mano protesa. Ed ecco varca la soglia, urta col piè la lira abbattuta. «O Amore, sàlvaci!» Il grido melodioso trapassa l'infinito dell'Ade, tocca il cuore dell'Alba nascente. Ma non è la voce d'Alcesti.