Maria.
No, no, non mi aggrappo, non mi getto attraverso il tuo passo, non ti chiudo la via... Guardami. Tremo, non di pianto soffocato ma dell'onta che tu mi fai. Ah, che cosa mortale è questa: che nessuna forza d'amore valga a riscattarci dal sospetto e dal dispregio dell'uomo, e che sempre quel che fu ebrezza o martirio debba alla fine apparire ingombro e perdizione! Ho veduto nei tuoi occhi il lampo della difesa disperata...
Corrado.
No. T'inganni.
Maria.
M'hai detto in che modo si scagli all'assalto la leonessa quando il primo colpo è fallito. Tu avevi dietro di te il tuo servo Rudu che ti stendeva la carabina carica pel secondo colpo, e la freddavi. Così anche sai come l'amante minacciata si conduca per prendere e tenere. La lotta dei cuori è cruda come la caccia grossa. Tu mi avevi colpito con quella lettera che è là su l'arma; ed ecco io mi ritrovo in piedi davanti a te! Ah, Corrado, quando hai alzato lo sguardo ho veduto qualche cosa di cauto, di risoluto e d'inflessibile nel tuo occhio come dietro il taglio della mira. Hai pensato: «Bisogna colpire un'altra volta, e senza fallo, per passar oltre».
Corrado.
Taci, taci! Sei folle.
Maria.
Folle, ma diversa. Ferita, ma non per assalire. Ti parlo d'amore perché il meglio non ti fu detto. Prima d'oggi non ho potuto mettere tutto il mio amore nella mia voce, tutta la mia vita sotto le tue calcagna. Oggi sono più che l'amante, sono quale mi vuoi. La prima volta che ti vidi, non fui veduta da te. Eri assorto, e io scopersi nel tuo viso una solitudine e una lontananza indimenticabili. Solo e lontano ti amai fin da quel primo momento. Tu avevi assuefatto te stesso e i tuoi uomini alla fame e alla sete: così il mio cuore alla minaccia. Non una sera ho mancato di provare la mia felicità contro la certezza del dolore che tu non mancavi di promettermi prossimo. Alla fine delle mie giornate più dolci ho detto a me stessa: «Prepàrati». Tu mi baci più forte quando mi dici addio che quando mi accogli. Ogni volta ho pensato: «Come mi bacerà forte quando egli dovrà partire o quando io dovrò morire!» Ah, che coraggioso amore è quello che non ha da sperare se non un tal bacio e non se ne dimentica! Avrei potuto essere più pronta? Ero alfine degna che tu mi dicessi guardandomi nelle pupille: «L'ora è venuta». Avrei fatto del mio dolore la mia gloria accompagnandoti fino sul molo col passo fermo, col viso asciutto. E tu — perdonami, perdonami, ma lascia gridare l'anima mia per una sola volta! — tu, quasi a tradimento, mi metti nell'ala il tuo piombo. Non vedi in me se non la massa pesante che ha due braccia per aggrapparsi...