Corrado.

Ti disconosco?

Maria.

Al tempo più felice il mio cuore quanta pena ebbe nel sentirsi divenire più grande: l'ansietà di crescere secondo il tuo desiderio! Ogni giorno dicevo: «V'è una maniera migliore di appartenergli? La troverò». Quando la tua febbre di terra lontana più faceva paura alla mia tenerezza, dicevo: «V'è una maniera d'amare per cui la separazione non sia lo strazio e la morte? La troverò». Ho scosso ogni giorno la mia vita dalle radici alla cima per darti ogni giorno qualche cosa di più, qualche cosa di meglio. E tu mi dai questo commiato umiliante!

Corrado.

Maria, Maria, a tutto resisto ma non alla tua voce, non al tuo pianto.

Maria.

Non piango.

Corrado.

Non resisto al tuo dolore, a quel che ti trema nel viso, alla tua bocca che non posso guardare senza che la mia volontà si disfaccia. Bisogna ch'io vada. Questa volta non è soltanto la mia furia che m'incalza ma una necessità ancóra più inesorabile, perché ho bruciato dietro di me tutti i ponti, e l'ora di quella mia vita che tu conosci s'è arrestata, e il tempo che passa non è se non un rombo spaventoso sul mio capo, e l'ora del rivivere non so se scoccherà. Ma se tu ti aggrappi a me, se tu mi leghi le braccia...