No, no, Corrado! Non so quel che ho detto. Sono pazza, sono vile. Fa di me quel che vuoi. Quella lettera io l'ho baciata. È tua, è santa.

Il lampo della violenza constretta passa nell'occhio torvo dell'uomo; e il sarcasmo rattenuto gli contrae le labbra.

Corrado.

No. Sei tu che hai ragione. È vero: sembra che io fugga. Ho troppa fretta. Ho qualche bruttura, ho qualche macchia da lavare nel mare? Di un'infamia debbo io fare una gloria, forse? Ne sai tu niente?

Maria.

Non mi parlare così! T'ho fatto male. Non mi punire. Ti chiedo perdóno. Eccomi umile come quando sono entrata. Voglio soltanto servirti, aiutare il tuo servo. Tutto è pronto? Non c'è qualche cosa da fare per me? Questa cassa non è ancor chiusa, questi libri...

Volenterosa, ella si china verso il mucchio dei libri per mettersi all'opera. L'uomo ha qualche attimo di concentrazione muta in cui riprende il dominio di sé, considera e delibera. La sua voce, ridivenuta ferma, perde ogni asprezza.

Corrado.

Lascia. Non ti affaticare, non ti far violenza. Alzati. Ho tempo.

Maria.