Corrado.
No, Maria.
Maria.
Non mi umiliare ancóra! Non credere che io mi abbandoni su te per pesarti e per opprimerti! Ho parlato perché non potevo più vivere nella menzogna; ho parlato da cuore libero a cuore libero, senza abbassare la fronte, non per chiedere soccorso o consiglio ma per preparare al mio amore una solitudine più grande, ma per offrire a te il sacrificio più alto, per sacrificarti il mio focolare. Mi comprendi tu? E, a un tratto, dov'era la maschera della colpa ho veduto apparire il viso dell'innocenza. Tutto diviene facile; tutto è necessità e miracolo. Sono ora con te ai limiti del Deserto; e le cose remote della mia vita sono polvere e cenere per mezzo a cui ho camminato perdutamente prima di giungere a te. Il mio spirito può abitare la tua tenda. Il mio coraggio può fissare le tue nuove stelle. Mi riconosco della tua razza. Posso, come te, cantare nei supplizii. Tutto posso compiere, se tu me lo chiedi, fuorché questo: ch'io ti ami meglio, ché meglio non so.
Ardentemente egli la serra fra le sue braccia, preso da una sùbita ebrezza.
Corrado.
Ah mia mia mia, troppo tardi conosciuta, troppo tardi amata! Da che profondità è salito alla tua bocca questo canto? T'inseguivo nelle tue musiche quale ora mi ti mostri. Ho ascoltato con angoscia tutte le tue melodie per attendere che quest'una venisse. E ch'io abbia potuto udirla in questo punto, è forse l'ultimo dono del Destino. Credevo che non avrei più udito omai se non l'orribile rombo. Ma una tale tregua si concede soltanto a colui che parte pel viaggio senza ritorno.
Più e più ella si serra contro di lui.
Maria.
Amore, amor mio solo, perché parli di morte nella vittoria?