Pronto e muto il servo obbedisce, ma egli lo ferma su la soglia.
No, no. Lascia. Rimani.
Il silenzio è come la pausa nell'uragano. Corrado Brando si appressa alla tavola su cui sono ordinate le armi; prende una carabina e la esamina. Il servo Rudu rimane in piedi, attento. Egli è di membra snello asciutto e muscoloso come quei veltri sardeschi addestrati alla piga contro la bestia e l'uomo, fosco in viso come un indigeno dell'Alto Egitto, raso i neri capelli, nerissimo gli occhi sagaci tra cigli lunghi e folti, con tutti i piani faciali dalla fronte al mento ridotti su l'osso alla più semplice singolarità quali nel masso calcàrio li scolpiva l'arte egizia dell'Antico Impero.
Corrado.
L'armaiuolo ha portato le cartucce a palla d'acciaio?
Rudu.
Sì, su mere.
Corrado.
Caricate con diciotto grammi di polvere?
Rudu.