MOTIVI PER UN PRELUDIO SINFONICO.
Vespero, luce sui culmini sola, membra d'oro titaniche sparse nella montuosa nube, o morte e bellezza diffuse per tutto lo spazio!
Ecco la mia agonia, ecco la mia agonia.
Fatto è il vespero su la nudità dei fiori primi, su la primavera impube ancor nuda di foglie, che tocca a quando a quando le rinate creature con le mille e mille dita leggère della sùbita pioggia. E ancóra la pioggia intermessa arieggia nell'aria la sorella sua bianca.
Ecco la mia agonia.
Colui ch'è dato al sepolcro, o profonde radici, vuole interrogarvi. Ditegli il segreto di sotterra, che vi nutre; ditegli la parola senza voce, onde traete la duplice forza del discendere e del salire, l'amore della terra e del cielo. Una cosa è, ch'ei non vede. Una cosa non vede colui che osò mirar con occhi novelli un tempo novello.
Madre, perché mi fendesti pel mezzo la pàlpebra molle e v'includesti la cecità dello sguardo carnale che si corrompe? Sol perché ne sgorghi l'onda di quell'oceano amaro che da tutti i petti si leva fino in sommo delle gote e trabocca. Ma non piangerò.
Sento il prodigio. Agita anche il moriente quel delirio ch'entrò in ogni ramo per esprimere fiore e semenza?
Impeto del Canto, fremito dell'infinita Lira!