Non ti ricordi? Non hai più nella memoria quell'ora?

Corrado.

No. Cadde sùbito in fondo, in fondo al pozzo cupo, come un sasso che tonfa... Non so più.

Virginio.

Non eri lucido in quell'atto, come alla tavola del giuoco quando colui levò verso di te gli occhi bianchicci?

L'uccisore sussulta, come per scuotere il torpore. Guarda le acque salire luccicando dall'oscurità del pozzo verso il margine.

Corrado.

Non so... Una specie di ilarità convulsa e sorda come quando le deformità dei sogni ci muovono un riso senza suono, che ci travaglia la bocca dello stomaco e non si sa se sia una nausea o un tremore, e se sia per finire o per continuare senza fine, e al risveglio ci sembra che si disperda nei sensi intorpiditi qualcosa di demoniaco...

Virginio.

Cerca nella memoria. Guarda dentro di te. Avevi perduta anche l'ultima posta; avevi giocato su la parola, vertiginosamente, perduto sempre, a ogni colpo... Uscisti tu pel primo? Che ora poteva essere?