Virginio.
Che importa? Sei tu di quelli che hanno bisogno della fanfara per muovere all'assalto e della mercede per combattere?
Corrado, impetuosamente.
Sono di quelli che portano dentro di sé la bestia selvaggia e, lontani dal deserto, nella ressa degli uomini, non hanno altra scelta se non tra la cupidigia e la mortificazione, tra il crimine e l'ignavia.
Egli si sofferma davanti alla maschera che l'attira.
Virginio.
Guardala bene, la maschera del sordo Beethoven. T'insegna il coraggio e la solitudine, la pazienza e la lotta silenziosa. Più la vita è constretta, più è alta; più s'inalza e più diventa dura.
Corrado.
Che m'insegna costui? M'insegna il furore e il turbine. Quando tua sorella suona qualcuna di quelle musiche, la tempesta solleva tutte le forze dell'anima e le aggira e poi le sbatte e schiaccia contro un muro di granito; oppure, lo sai, un artiglio ostinato ti scava nel vivo del cuore per ritrovarti e lacerarti le radici del sogno più nascoste. Tu stesso allora diventi pallido.
Virginio.