Perché sento sorgere dentro di me la mia vera vita che non è quella mediocre di tutti i giorni, in cui mi curvo e mi logoro.
Corrado.
Che chiami tu la tua vera vita?
Virginio.
Una potenza velata dalla sua stessa bellezza.
Corrado.
Una potenza senz'atti, senza regno?
Virginio.
Che trasfigura gli atti, che non ha limiti al suo regno; che di me, umile ingegnere idraulico irto di moduli logaritmici di formule trigonometriche e di equazioni generali, fa il regolatore dell'Elemento inesauribile che circola in tutte le creature viventi dalla pianta all'uomo, il signore dell'acqua mediatrice e macchinatrice, comune a tutto ciò che vive, mista alla nostra carne e alla fibra dell'albero, eguale nel nostro cuore e nell'acino d'uva, nella nuvola e nella lacrima. E m'avviene di ripetere in me il cominciamento del Trattato di Leonardo, come una preghiera della mia infanzia, perché l'acqua è il sangue e la linfa del mondo. E, per più conoscerla, più l'amo, obbedendo alla sentenza di quel primo maestro; e quanto più l'amo tanto più so dominarla, perché l'amore mi trasmuta la mia scienza in arte e l'arte mi trasfonde nella cosa amata, di modo che l'intuito talvolta mi precorre il calcolo come se fosse nato in me un senso nuovo e in tutti i miei spiriti fosse qualcosa di simile a quell'acume che portano nell'udito i cercatori di sorgenti.
Corrado.