Corrado.

La mia arte! Fondare, edificare! Sogni tu sempre? Ingegnere idraulico, tu signoreggi il sangue e la linfa del mondo. Ma, in realtà, ora tu distruggi una bellezza creata dalla vicenda delle alluvioni, dalla miseria degli uomini, dalla crosta dei secoli; in realtà, tu cancelli i segni d'una scrittura venerabile, per sostituirvi un muraglione biancastro e brutale, che nulla esprime e nulla commemora. E io? che potrei io fare? tornare in Sardegna, al Monteferru, a saggiar qualche miniera esausta? o mettermi al servigio d'un intraprenditore ladro? costruirgli su false fondamenta riempite di macerie una grossa gabbia crivellata di buchi per ingabbiare la scrofola e l'epilessia dei proletarii?

Virginio.

Le nuove materie — il ferro, il vetro, i cementi — domandano di essere inalzate alla vita armoniosa nelle invenzioni della nuova architettura.

Corrado.

Un popolo ha l'architettura che meritano la robustezza delle sue ossa e la nobiltà della sua fronte. Nell'arco romano non senti tu la prominenza del sopracciglio consolare? Se tu fossi sostenuto e sollevato dalla piena vita della tua gente, la tua muraglia tiberina non sarebbe destituita d'ogni stile ma — come il valore di uno spirito crea l'aria d'un volto — sotto le mani delle tue maestranze libere una grande idea si manifesterebbe nelle linee nei rilievi nelle commettiture delle pietre: Roma esprimerebbe anche una volta, col linguaggio lapideo che solo le conviene, la sua volontà di ricongiungersi al Mare che solo di lei è degno.

Virginio.

È vero. Ogni alto sforzo oggi è solitario, ogni armonia è contrariata dalla sterile inquietudine.

Corrado.

O Virginio, invece di mendicare da un burocràte sonnacchioso la licenza d'immolarmi, allora io potrei forse divenire un costruttore di città su terre di conquista, ritrovare quell'architettura coloniale che i Romani piantarono nell'Africa degli Scipioni. Guarda le Terme di Cherchell, il fòro di Thimgad, il pretorio di Lambesi. Intorno a un campo trincerato per contenere i nòmadi, ecco sorgere di sùbito una città marziale, alzata dalle coorti dei veterani! Ebbene, io sono modesto: oggi mi contento di rischiare la pelle per sapere se l'Omo appartenga al sistema del Nilo o sbocchi nel lago Rodolfo. Non domando neppure gli augurii per viatico. Vado solo.