Virginio.
E, se non riesci, che ti rimane? Quel che dispregi negli altri: una spina dorsale fiaccata, un cuore stanco e impudente, una volontà instabile, un'ala monca per svolazzare...
Corrado.
No; perché io ho affrettata la mia caduta, volendo giungere in alto.
Virginio.
Parola sibillina.
Corrado.
Forse. Te l'ho già detto. Non esito a prendere su me stesso quel che v'ha di peggio.
Virginio.
Più degno di te era, nell'attesa, riprendere la tua arte: non giocare ma fondare, non rischiare ma edificare.