Perché, se tu vuoi avere un amico, bisogna che tu voglia anche fare la guerra per lui.
Virginio.
Quando io lotto contro di te, allora sono più vicino al tuo cuore.
Corrado.
Tu lotti contro la mia ragione di vivere. Per te la vita è un dovere? Per altri è una fatalità, per altri un inganno; per me è un mezzo di esperimento e di conoscimento, una vicenda di rischi e di vittorie. Quel che tu chiami la mia speranza esige un'anima guerriera, la più dura scorza, la ricerca di ciò che non fu osato, la capacità di fare anche il male, di abbattere i termini, di mettersi fuori della legge. Ed ecco, tu sei sconvolto in tutta la tua coscienza quando io ti mostro il primo movimento di un istinto ferino.
Virginio.
E non faccio io dunque la guerra per te contro quell'istinto? Se tu vuoi essere un eroe, non devi domarlo? Io misuro gli eroi dal loro cuore. Tanto sono più grandi quanto più tenacemente la loro forza è radicata nella bontà feconda.
Corrado.
La bontà è avida di legami; e il mio destino è nel continuo distacco, nella necessità di abbandonare sempre qualcosa o qualcuno: un'idea, una riva, un essere caro. Andando alla mia impresa, non tanto cerco la gloria quanto la lontananza. O Virginio, per sapere che sia la potenza della solitudine, bisogna aver piantato i piedi in una di quelle regioni incognite ove l'uomo crede sentire sotto di sé la totalità della Terra. O forse basta guardare quella maschera di Titano. È l'isola dello spirito, e non v'è nulla intorno fuorché la tempesta.
Virginio.