Nostra madre non era là, era lontana, estranea, in un'altra casa, tenuta da un altro legame, perduta per lui, perduta per noi, misera anch'ella come tutti.

Una pausa. Novamente la sua voce si muta. Un lieve tremito l'affievolisce quando parla della compagna.

Ecco la realtà atroce da cui nacque la mia illusione di tenerezza fedele. Vidi la mia compagna di sciagura e di coraggio risollevarsi a poco a poco come si risolleva l'erba calpesta. E, dopo quel movimento, tutti i movimenti delle cose più semplici e più dolci passarono in lei, composero la sua armonia. Ella parve umanare per me la grazia della terra. E non nella pace, non nell'allegrezza, ma nella pena; perché anch'io son pronto a prendere su me quel che v'ha di peggio...

Un'altra pausa. Egli ora esita, ora s'affretta, ora s'arresta. Certe parole gli muoiono come nei ritegni di un pudore cruccioso.

È uscita, dianzi, sotto la prima pioggia di primavera, ahimé, per compiere un atto ben triste. Su la casa estranea, dove soffre quella che non era con noi a quel capezzale, sono entrate la malattia e la miseria... Sappiamo quanto ella soffre, quanto ha sofferto per l'uomo non degno che diede a noi, tratto dallo stesso grembo doloroso, un fratello ignoto... Ha quindici anni... un giovinetto... Ora è molto malato... Maria è andata a spedire un poco di denaro...

Alle ultime parole dette sommessamente, succede un intervallo di silenzio in cui sembra che la massa pesante della tristezza occupi tutto lo spazio. Ma Virginio si scuote, e tende l'orecchio verso la porta sinistra.

Dev'essere rientrata. Sento il suo passo.

Corrado balza in piedi, bruscamente.

Corrado.

Addio, Virginio.