Entra, entra, Maria. C'è Corrado.
Entra Maria. È vestita di panno, con una eleganza svelta e sobria: ha ancora il cappello in testa; e porta con sé tanti mazzi di violette doppie quanti ne possono tenere le due mani. Un lieve rossore le accende il viso giovine; e le grosse gocciole della pioggia le luccicano ancóra su le spalle, su le maniche, giù per la gonna.
Maria
Ho presa la pioggia. Vedi?
Dà un lieve crollo come per scuotere da sé le gocciole, con un debole riso senza gaiezza. Volendo tendere una delle mani a Corrado, si stringe con l'altra il fascio dei fiori contro il petto così che il mazzo più alto le sfiora il mento.
Tieni, Virginio. Aiutami. Sono tutte per te le violette. Le tue, là, sono appassite.
Il fratello cerca di prendere i mazzi con le due mani. Mentre egli china la faccia per aspirare il profumo, Maria gli sfiora la fronte con le labbra velocemente.
Virginio.
Ah, come sono fresche! Senti, Corrado.
Si avvicina all'amico perché anch'egli fiuti l'odore.