Corrado.
Che buona cosa!
Egli socchiude gli occhi. La sua voce è un poco sorda ma stranamente animata come da un lungo respiro che rompa l'oppressione.
Dove le avete trovate, Maria?
Maria.
Alla Fontanella di Borghese. Sono venuta a piedi da San Silvestro fin qui! C'era ancóra il sole. Lo scroscio m'ha presa al Ponte Sisto. Ho seguitato a camminare. Poi mi sono rifugiata sotto il portico di Santa Maria in Cosmedin. C'erano gli operai, che spogliavano la facciata dall'intonaco; e c'era Marco Dàlio ai restauri, che appena m'ha vista ha incominciato a gesticolare pazzo di gioia e m'ha trascinata dentro per mostrarmi le pitture che ha scoperte oggi nell'abside raschiando il bianco di calce, e gli stucchi del quarto secolo negli archi di mattone, e le tegole col marchio di Teodorico... Non vive più che per la sua Basilica. M'ha detto che forse passando salirà per salutarti.
Ha parlato rapidamente, con una specie di volubilità convulsa, togliendosi i guanti umidi. Si arresta d'un tratto, e guarda in viso i due uomini.
Ma perché siete così pallidi?
Corrado.
Siamo pallidi?