Si chiama Pàtrica?
Giovanni.
Così lo chiamano in Trastevere, ma forse non ha nome come non ha età. Dice che è nato alla Lungaretta, ma in certe albe nebbiose io l'ho visto alla mia chiamata rotolar giù dalla ripa come un pezzo di terra che frani e formarsi poi nella franatura informe col suo soffio e col suo borbottìo umano. Era una cosa notturna, una massa di belletta, un po' di pattume molliccio, un rifiuto del fiume; che s'animava a un tratto e metteva fuori due ossa articolate per afferrare il canapo della chiatta fràcida. L'hai tu guardato bene? Non ha vólto: è come una maschera corrosa dal fiume che per secoli le passa sopra. Anche gli occhi son lógori: devono aver veduto fondare il pilone del Ponte Emilio, fabbricare la bocca della Cloaca Massima. Quanta carne miserabile ha traghettato, con lo stesso gesto, per lo stesso prezzo! Oggi me verso il rifugio, un mio compagno di pena verso il carcere...
Marco.
Chi?
Giovanni.
Simone Sutri, il chirurgo. Anch'egli era un cliente di Caronte.
Marco.
Ebbene?
Giovanni.