Allora ambedue si misero a pensare, a far delle congetture, a investigare nella loro memoria. Uscirono su la loggia che dava nel cortile, su la loggia del lavatoio, per fare l'ultima ricerca. Come parlavano a voce alta, alle finestre delle case in torno si affacciarono le comari.
“Che v'è successo, Donna Cristí? Dite! dite!”
Donna Cristina e Maria raccontarono il fatto, con molte parole, con molti gesti.
“Gesù! Gesù! Dunque ci stanno i ladri?”
In un momento il remore del furto si sparse pel vicinato, per tutta Pescara. Uomini e donne si misero a discutere, a imaginare chi potesse essere il ladro. La novella, giungendo alle ultime [pg!227] case di Sant'Agostino, s'ingrandì: non si trattava più di un semplice cucchiaio, ma di tutta l'argenteria di casa Lamonica.
Ora, come il tempo era bello e su la loggia le rose cominciavano a fiorire e due lucherini in gabbia cantavano, le comari si trattennero alle finestre per il piacere di ciarlare al bel tempo, con quel dolce calore. Le teste femminili apparivano tra i vasi di basilico e il ciaramellío pareva dilettare i gatti in su le gronde.
Donna Cristina disse, congiungendo le mani:
“Chi sarà stato?”
Donna Isabella Sertale, detta la Faina, che aveva i movimenti lesti e furtivi di un animaletto predatore, chiese con la voce stridula:
“Chi ci stava con voi, Donna Cristí? Mi pare che ho visto ripassare Candia....”