“Figlia mia, sedetevi.”

Candia rimase in piedi. Il suo naso ricurvo era gonfio di collera, e le sue guance rugose avevano una palpitazion singolare.

“Dite, Don Sí.”

“Voi siete stata ieri a riportà' la biancheria a Donna Cristina Lamonica?”

“Be', che c'è? che c'è? Manca qualche cosa? Tutto contato, capo per capo.... Non manca nulla. Che c'è, mo'?”

“Un momento, figlia mia! C'era nella stanza l'argenteria....”

Candia, indovinando, si voltò come un falchetto [pg!232] inviperito che stia per ghermire. E le labbra sottili le tremavano.

“C'era nella stanza l'argenteria, e Donna Cristina trova mancante 'na cucchiara.... Capite, figlia mia? L'avete presa voi.... pe' sbaglio?”

Candia saltò come una locusta, a quell'accusa immeritata. Ella non aveva preso nulla, in verità.

“Ah, io? Ah, io? Chi lo dice? Chi m'ha vista? Mi faccio meraviglia di voi, Don Sí! Mi faccio meraviglia di voi! Io ladra? io? io?...”