Peppuccia, la Pica, le altre si levarono di tra li uomini che le perseguitavano con le mani e [pg!244] con le parole; se ne uscirono, dietro il loro padrone, mentre pioveva e tutto il Bagno era un lago melmoso. Pachiò, Magnasangue, li altri anche se ne uscirono, a uno a uno. Binchi-Banche rimase disteso sotto un tavolo, immerso nel torpore dell'ebrietà. Il fumo nella taverna a poco a poco vaniva verso l'alto. Una tortora spennacchiata andava qua e là beccando le briciole del pane.
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Allora, come Passacantando fece per alzarsi, l'Africana gli mosse in contro, lentamente, con la persona deforme atteggiata a una lusinghevole mollezza d'amore. Il gran seno le ondeggiava da una parte all'altra; ed una smorfia grottesca le rincrespava la faccia plenilunare. Su la faccia ella aveva due o tre piccoli ciuffi di peli crescenti dai nei; una lanugine densa le copriva il labbro superiore e le guance; i capelli corti, crespi e duri le formavano su 'l capo una specie di casco; le sopracciglia le si riunivano alla radice del naso camuso folte; cosicchè ella pareva non so qual mostruoso ermafrodito affetto di elefanzia o di idrope.
Quando fu presso all'uomo, ella gli prese la mano per trattenerlo.
“Oh, Giuvà!” [pg!245]
“Che volete?”
“I' che t'hajie fatte?”
“Voi? Niende.”
“E allora pecche me dai pene e turmende?”
“Io? Me facce meravijia.... Bona sere! Nen tenghe tembe da perde, mo.”